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Appena usciti dalla chiesa, gli sposi trovano davanti a sé un tronco su un cavalletto e una sega a due mani, e devono segarlo insieme mentre tutti guardano. L'usanza è di casa nella Germania meridionale, in Austria, nella Svizzera tedesca e in Alto Adige, dura pochi minuti e dice una cosa sola: è il primo lavoro che riesce soltanto in due.
Di tutte le usanze che seguono la cerimonia in area tedesca, questa è la più fisica ed è l'unica in cui qualcosa può davvero andare storto davanti a tutti gli invitati. Un tronco troppo grosso o di legno duro può tenere occupata una coppia in abito da sposa per una mezz'ora buona.
Chi legge in italiano di solito incontra questa scena in due modi: come invitato a un matrimonio oltre confine, oppure perché sposa qualcuno che è cresciuto dove l'usanza esiste e se la aspetta. In entrambi i casi la domanda utile non è come si fa, ma che cosa si sta guardando e che cosa ci si aspetta da chi sta intorno.
Qui sotto trovate dove l'usanza vive davvero, che cosa significa, come si svolge nell'ordine, qual è il ruolo degli invitati e che cosa conviene sapere se il matrimonio in questione è il vostro.
1. Dove vive l'usanza, e dove non esiste
La prima cosa da correggere è l'idea che sia un'usanza tedesca in generale. Non lo è. Il taglio del tronco, che in tedesco si chiama Baumstammsägen, è radicato nella Germania del sud, in Austria e nella Svizzera di lingua tedesca, e in Alto Adige si vede regolarmente davanti alle chiese di paese.
Nella Germania del nord è molto meno di casa. Ci compare, ma quasi sempre perché qualcuno l'ha visto a una festa altrove e l'ha portato con sé: è un'usanza in viaggio, non una consuetudine locale. A un matrimonio ad Amburgo potete tranquillamente non vederlo mai, e nessuno lo nota.
Da noi non esiste un corrispettivo diretto, ed è più onesto dirlo che inventarne uno. Il momento subito dopo la cerimonia in Italia è occupato dal lancio del riso, che ha una funzione sociale simile — dà agli invitati qualcosa da fare mentre gli sposi escono — ma non è una prova, non è un lavoro e non chiede niente alla coppia. La differenza sta tutta lì: una si guarda, l'altra si supera.
Quanto sia antica l'usanza è difficile da stabilire. Appartiene alla famiglia dei giochi nuziali nati in campagna dal lavoro quotidiano: quello che comunque bisognava fare in due è diventato l'immagine del matrimonio. Nelle stesse regioni si trovano varianti con i chiodi da piantare o con il bucato da stendere, tutte costruite sullo stesso principio.
Non misura la forza di nessuno dei due. Misura se due persone riescono a tirare nello stesso momento.
2. Che cosa vuol dire quello che state guardando
La lettura è una sola e non è contestata da nessuno: segare è il primo compito che la coppia affronta come coppia. Funziona solo se i due tirano a turno invece di spingere, nello stesso ritmo e con la stessa forza. Chi spinge blocca la lama; chi tira da solo si stanca in un minuto e si vede.
Per questo la scena si legge senza bisogno di spiegazioni, anche a chi non conosce la lingua. Nei primi trenta secondi si capisce se i due hanno trovato il tempo comune o no, e le risate del pubblico arrivano esattamente lì, non alla fine.
C'è poi una funzione pratica a cui pensa raramente qualcuno. L'usanza riempie il quarto d'ora fra l'uscita dalla chiesa e la partenza verso il ricevimento, cioè il momento in cui di solito nessuno sa dove mettersi. Gli invitati hanno qualcosa da fare — incitare, fotografare, commentare — e il fotografo ha una scena vera invece di un gruppo che aspetta.
Infine resta un oggetto. La rotella di legno che cade alla fine viene spesso conservata: c'è chi la fa levigare e incidere con la data, chi la usa come base per la torta, chi la appende accanto alla porta di casa. Molte coppie scoprono solo dopo che quello era il vero souvenir della giornata, e chi non la porta via la sera stessa non la rivede più.
3. Come si svolge, nell'ordine
Non c'è un cerimoniere e non c'è un testo: c'è una sequenza, sempre la stessa.
- Durante la cerimonia due persone montano il cavalletto e il tronco, di solito di lato rispetto all'uscita, per non ostruire il passaggio degli sposi.
- Dopo l'uscita la coppia viene accompagnata al tronco; bouquet e giacca passano a qualcun altro, e chi ha pensato ai guanti li distribuisce lì.
- Prima dei primi colpi qualcuno spiega in una frase che si tira e non si spinge. È l'unica istruzione che serve e fa risparmiare parecchi minuti.
- Il taglio vero e proprio dura fra i cinque e i quindici minuti secondo chi lo organizza abitualmente, e la differenza la fa il legno, non la coppia.
- La fine è la rotella che cade: gli sposi la sollevano, si scattano le foto, e poi qualcuno passa la scopa.
Chi organizza sono quasi sempre i testimoni, che si occupano anche del materiale. Le indicazioni che circolano in area tedesca parlano di legno tenero — abete, pioppo, salice — e di un diametro fra i venti e i trenta centimetri: oltre i trentacinque l'usanza smette di essere un'immagine e diventa una prova di forza.
L'abito è il punto in cui si improvvisa di più. Uno strascico va raccolto o protetto con un telo, perché la segatura dal tulle non esce facilmente, e i tacchi sul selciato non aiutano: molte spose tengono delle scarpe basse per quel quarto d'ora e poi le fanno sparire.
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4. Il vostro ruolo di invitati
È la domanda che si fa chiunque arrivi da fuori, e la risposta è più semplice del previsto: state a guardare, fate rumore, fotografate. Non è un'usanza partecipativa e non c'è nessun momento in cui gli ospiti vengono chiamati in causa.
Due cose però sono utili da sapere prima.
- Non intervenite ad aiutare. È l'errore che rovina la scena. Quando la lama si blocca e la coppia arranca, l'istinto gentile è dare una mano; ma tutto il senso dell'usanza è che quel lavoro lo finiscano loro due, e un terzo paio di braccia lo cancella. L'unica eccezione è un problema di sicurezza.
- Tenete i bambini a distanza. Una sega a due mani ha denti lunghi e affilati e si muove in orizzontale all'altezza sbagliata. Chi organizza di solito tiene libero un paio di metri intorno al cavalletto, e vale la pena rispettarlo anche per fotografare.
Sul piano sociale, la parte che sorprende gli invitati italiani è quanto sia rumorosa. Si incita apertamente, si conta ad alta voce, si prende in giro chi rallenta: non è una cerimonia, è un gioco di paese, e il tono lo dice subito.
Se invece siete arrivati vestiti bene e il tronco è vicino, mettetevi di lato. La segatura vola più di quanto si immagini, e la prima fila è la prima fila anche per quella.
5. Se il matrimonio in questione è il vostro
Nelle coppie miste la domanda arriva quasi sempre dalla famiglia dell'altra parte, spesso come sorpresa già organizzata. Vale la pena saperlo in anticipo, perché una sorpresa di questo tipo occupa un quarto d'ora del programma e coinvolge la chiesa o la location.
Tre cose si decidono prima, non il giorno stesso.
- Se lo volete. Non è obbligatorio e rinunciarci non richiede una sostituzione. Un brindisi subito dopo l'uscita funziona altrettanto bene.
- Dove. Non tutte le parrocchie e non tutte le location lo permettono sul proprio terreno, soprattutto per via della segatura da raccogliere. Una telefonata chiarisce, e se lì non si può, il cortile del ricevimento va benissimo.
- Chi se ne occupa. Materiale, montaggio, pulizia: sono tre incarichi diversi e finiscono tutti sui testimoni. Molte coppie annotano queste responsabilità insieme agli orari sul loro sito del matrimonio, così nessuno cerca il cavalletto la mattina stessa.
Se volete l'immagine senza la fatica, le varianti che circolano nelle stesse regioni sono più leggere: ritagliare un cuore da una tavoletta sottile con una sega piccola, piantare a turno dei chiodi in un ceppo, piantare insieme un alberello in una buca già scavata. Producono la stessa fotografia e la stessa idea, con molto meno legno.
Il taglio del tronco riesce o fallisce per il materiale, quasi mai per la coppia: legno tenero, una lama affilata e un cavalletto stabile sono tutto quello che serve. Come invitati non vi viene chiesto niente se non guardare e non intervenire.
E se l'usanza vi capita davanti per la prima volta, la cosa da osservare non è chi taglia di più, ma il momento in cui i due smettono di spingere e cominciano a tirare a turno. È lì che la scena diventa quello che vuole essere.
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