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In Italia il regalo normale è la busta. Le cifre che circolano stanno intorno ai 100-150 euro a persona per un amico, sotto i 100 per un collega, sopra i 200 in famiglia. Nessuna rilevazione nazionale le misura: sono consuetudini, non tariffe, e il vostro bilancio conta più di qualsiasi numero scritto qui.
È la domanda che quasi nessuno fa ad alta voce, ed è per questo che le risposte in circolazione sono così sicure e così prive di fonte. Chi mette poco teme la figuraccia; chi mette molto alza in silenzio l'asticella per tutti gli altri seduti al suo tavolo.
Qui sotto trovate le cifre che si vedono davvero, la regola che vi verrà citata almeno una volta e i pochi fattori che spostano il numero sul serio. C'è anche la parte pratica: come si consegna una busta senza che finisca nella tasca di una giacca appoggiata su una sedia.
Leggetelo come un orientamento, non come un'istruzione. Un regalo resta volontario, e nessuna coppia che valga la pena tiene un registro.
1. Quanto si mette davvero nella busta
La busta ha sostituito quasi ovunque l'oggetto, e la lista nozze in negozio è diventata la seconda strada. Le fasce qui sotto sono a persona, non a invito, e vanno lette per quello che sono: la somma di quello che si sente dire fra invitati, non un dato rilevato. In Italia nessun istituto misura quanto si mette in una busta, e chi vi cita una media l'ha presa da un altro articolo come questo.
| Rapporto con gli sposi | A persona, indicativo | Cosa la sposta |
|---|---|---|
| Collega o conoscente | 50-100 euro | Quanto vi frequentate fuori dall'ufficio |
| Amico | 100-150 euro | Il tipo di ricevimento e la strada da fare |
| Amico stretto | 150-200 euro | Se siete anche testimoni o avete organizzato qualcosa |
| Fratello, genitore, famiglia stretta | 200-500 euro | Se quella famiglia partecipa già alle spese |
| Invitato alla sola cerimonia | Un pensiero, oppure 30-60 euro | Se restate al brindisi o salutate subito |
Due righe meritano una parola. L'ultima descrive una categoria molto italiana: chi è invitato in chiesa o in Comune ma non al ricevimento. Non ha mangiato, e il regalo lo rispecchia; spesso è un oggetto piccolo o un biglietto, e va benissimo così.
La riga della famiglia è la più larga perché nasconde la variabile più grande, cioè se quella famiglia sta già pagando una parte della giornata. Genitori che hanno coperto il ristorante non arrivano poi anche con la busta, e nessuno se lo aspetta.
L'importo è la parte meno memorabile di un regalo. Quello che resta è se siete venuti, e se il biglietto sembrava scritto da voi.
2. La regola del coperto, e perché traballa
La regola che vi verrà citata è sempre la stessa: il regalo dovrebbe almeno coprire quello che il vostro posto costa agli sposi. In Italia è più radicata che altrove, perché il matrimonio si progetta per invitato e il prezzo del menù è una cifra che circola in famiglia molto prima del giorno.
Ha un pregio vero. Vi dà un numero che potete stimare da soli, senza fare a nessuno una domanda imbarazzante. Il costo marginale di un invitato — menù, bevande, IVA, allestimento del posto, partecipazione e bomboniera — sta di solito fra i 120 e i 170 euro, quindi la regola produce comunque una cifra dentro la fascia normale.
Il difetto si vede appena lo si dice per esteso: fa costare di più agli invitati i matrimoni più cari. Un menù da sette portate in una villa non è la prova di un'amicizia più profonda di un pranzo in trattoria. Presa come soglia minima, può spingere un invitato molto oltre quello che può permettersi, e per assurdo dice che a una coppia che ha risparmiato spetta meno.
Funziona meglio in una lettura più morbida. Usate il costo del coperto come controprova, non come minimo: se quello che avevate in mente è molto sotto e potete permettervi di più, alzate. Se è sopra quello che il vostro mese consente, ignoratela. Non è mai stata vincolante, e nessuno la sta verificando.
3. Cosa sposta davvero la cifra
Cinque cose spostano l'importo più dell'etichetta del rapporto. Passatele in rassegna prima di fermarvi su un numero.
- Quanto vi costa esserci. Un matrimonio a settecento chilometri, con due notti di albergo e un giorno di ferie, vi è già costato diverse volte qualsiasi busta. Il regalo si riduce di conseguenza, e ogni coppia ragionevole lo sa.
- Se siete invitati in coppia. Due persone di solito fanno una busta sola, intorno a una volta e mezza o due volte la cifra singola, non il doppio.
- Il vostro momento. Studenti, chi è in congedo parentale, chi sta cambiando lavoro: danno quello che possono dare. Non esiste una fascia della vergogna.
- Se avete un ruolo. Testimoni e amici che hanno organizzato l'addio al celibato o al nubilato hanno già speso, spesso parecchio. La loro busta sta in fondo alla fascia, ed è giusto così.
- Se loro sono venuti al vostro. Molti rispecchiano quello che hanno ricevuto, ed è un istinto difendibile finché non diventa contabilità.
Cosa invece non dovrebbe spostarla: la dimensione della villa, il numero di invitati o la cifra annunciata da qualcuno al vostro tavolo. L'ultima soprattutto merita resistenza. Le chiacchiere sugli importi sono il modo in cui un gruppo intero si tira su a vicenda e finisce leggermente risentito.
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4. Busta, lista nozze o viaggio: cosa vogliono davvero
Gli sposi il loro desiderio lo segnalano, di rado a parole chiare. Imparare a leggere il segnale toglie ogni indovinello.
- C'è una lista nozze in negozio. Comprate da lì. Una lista è una richiesta, e uscirne per essere originali è il modo più comune di produrre qualcosa che nessuno voleva.
- Indicano il viaggio o la casa. È una richiesta esplicita di denaro, e le fasce della tabella valgono identiche.
- Non dicono niente. In Italia la busta è la scelta sicura e non ha bisogno di essere annunciata da nessuno.
- Chiedono di non fare regali. Prendetelo alla lettera. Un biglietto, una pianta, una bottiglia bastano; presentarsi comunque con la busta può suonare come una correzione.
La domanda pratica è come arrivano i soldi. La busta consegnata all'ingresso ha l'abitudine di migrare in una giacca che poi finisce su una sedia. Una cassetta o un cesto sul tavolo dei regali risolve, e un bonifico prima o dopo risolve meglio ancora, perché lascia un nome accanto alla cifra e toglie agli sposi il lavoro di ricostruire chi ha dato cosa. Se hanno messo le indicazioni sul loro sito del matrimonio, quella è la strada che hanno scelto ed è l'unica che verrà davvero registrata.
5. Se davvero non arrivate alla cifra
È la parte che il galateo salta. Andare a un matrimonio è diventato caro, e un invitato può trovarsi nello stesso trimestre viaggio, vestito, addio al celibato o al nubilato e busta.
Su questo vale la pena dire tre cose. La prima: la presenza è il regalo, e una coppia che vi ha invitati voleva voi, non la vostra busta. La seconda: una cifra piccola con una lettera vera dentro il biglietto viene ricevuta molto meglio di una grande con una frase stampata. La terza: tempo e competenza sono valuta legittima. Fare la torta, accompagnare qualcuno alla stazione, occuparsi dei fiori, scattare le foto del giorno dopo sono regali, e spesso quelli di cui si parla ancora dopo anni.
Quello che non funziona è l'assenza silenziosa. Declinare senza dire niente e non mandare niente si legge come indifferenza anche quando è solo bilancio. Un biglietto che arriva quel giorno, con o senza niente dentro, dice l'opposto.
E se state leggendo da sposi: la cosa più gentile che potete fare per i vostri invitati è essere chiari. È l'ambiguità che fa spendere troppo.
Scegliete una cifra che potete pagare senza accorgervene il mese dopo, alzatela o abbassatela per i cinque fattori qui sopra, e fermatevi lì. Poi spendete la preoccupazione risparmiata sul biglietto, che è la parte che si conserva. Se invece state organizzando voi, decidete adesso come direte quello che preferite, perché gli invitati lasciati a indovinare indovinano a disagio.
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