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In Italia non esiste la cena di prova all'americana. Al centro-sud la sera prima è quella della serenata: lo sposo canta sotto la finestra della sposa, con musicisti e amici, e si finisce a tavola in strada. Altrove, e sempre più spesso, c'è una cena fra le due famiglie e i testimoni. Entrambe funzionano se finiscono presto.
Il rehearsal dinner americano — una cena formale la vigilia, dopo la prova della cerimonia, con brindisi e regali ai testimoni — da noi non c'è, e tradurlo sarebbe descrivere una serata che nessuno sta facendo. La prova in chiesa esiste, dura quaranta minuti e non è seguita da niente di organizzato.
Quello che esiste è un'altra cosa, e ha due forme. La serenata, viva soprattutto in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, e la cena delle due famiglie, che si è diffusa ovunque e che spesso è la prima volta in cui i due gruppi si trovano allo stesso tavolo. Qui trovate chi invitare, chi paga, come si svolge la serata e perché l'ora di chiusura conta più di tutto il resto.
1. Chi c'è
Il nucleo è piccolo e cresce verso l'esterno. Quasi tutte le coppie si fermano a uno dei primi tre cerchi, e la serenata è l'unica forma che non ha una lista.
| Cerchio | Chi | Quante persone |
|---|---|---|
| Nucleo | Sposi, genitori, fratelli, testimoni | Da 10 a 15 |
| Famiglia | Più nonni, zii, padrini e madrine | Da 25 a 40 |
| Allargato | Più amici stretti e chi è arrivato da fuori | Da 40 a 70 |
| Serenata | Chi passa, i vicini, mezza via | Senza numero |
Una consuetudine vale la pena tenerla: chi ha un compito il giorno dopo dovrebbe esserci. Testimoni, chi legge, chi porta le fedi, chi si occupa della musica. Metà del senso della serata è che si siano visti in faccia prima della chiesa, e l'altra metà è che gli orari si dicano una volta sola invece di venti.
Il caso scomodo è chi è arrivato da lontano ma non è famiglia. Se invitarlo fa saltare il numero che potete permettervi, la soluzione onesta è cambiare nome alla cosa: un aperitivo in un bar dalle nove, aperto a tutti quelli già in città, costa una frazione e non offende nessuno.
La sera prima serve a una cosa sola: far sì che due famiglie smettano di essere due elenchi di nomi e diventino persone che hanno mangiato insieme.
2. Chi paga
Non c'è una regola, e questa è una buona notizia finché qualcuno la dice ad alta voce. Tre assetti sono tutti normali:
- La famiglia dello sposo offre. È l'esito più frequente quando la cena nasce come incontro fra i due gruppi, e nella tradizione della serenata è comunque lo sposo a organizzare e a pagare i musicisti.
- Offrono gli sposi. Sempre più comune, soprattutto dove sono loro a pagare anche il matrimonio.
- Si divide, o non è una cena offerta. Una tavolata in trattoria in cui ognuno paga il suo è una vigilia perfettamente riuscita, ed è la versione più diffusa fra gli amici.
Chiunque offra, ditelo nell'invito. L'unico esito davvero brutto è un tavolo da trenta persone in cui ciascuno ha dato per scontato che pagasse qualcun altro, e che lo scopre quando arriva il conto.
Come ordine di grandezza: una cena in trattoria con menù concordato sta spesso fra i 30 e i 50 euro a persona, bevande incluse, e sale rapidamente in un ristorante di livello. Per la serenata, un piccolo gruppo di musicisti costa qualche centinaio di euro; moltissime serenate si fanno con una cassa, una chitarra e un amico che canta, e non costano niente. Chiedete un preventivo scritto in entrambi i casi: è la sera in cui nessuno ha voglia di discutere di soldi.
3. Come si svolge la serata
Tenetela corta. Tutti in quella stanza hanno una sveglia presto e qualcosa ancora da fare, e la vigilia che finisce alle tre è un errore ben documentato.
- La prova in chiesa, se c'è: da 30 a 45 minuti nel tardo pomeriggio, con il parroco.
- La cena: da 90 minuti a due ore, seduti, con le due famiglie mescolate e non divise in blocchi.
- La serenata: verso le dieci o le undici, sotto casa della sposa, tre o quattro canzoni e non venti.
- Quello che segue: tavolata improvvisata in strada o in cortile, dolci, taralli, spumante. È la parte che la gente ricorda.
- La fine: un orario dichiarato. Mezzanotte va benissimo, e a nessuno dispiace che gli venga detto.
La disposizione a tavola ripaga cinque minuti di pensiero. Mescolare le due famiglie invece di sedersi per blocchi è la cosa più utile che chi ospita possa fare, e mettere il parroco o il celebrante accanto a chi è più in ansia per la cerimonia è la seconda.
Ci sono cose pratiche che appartengono a questa sera e non al giorno dopo: consegnare i regali ai testimoni, distribuire quello che qualcuno deve portare con sé domani, confermare a che ora e dove ci si trova. Farlo qui risparmia venti messaggi la mattina successiva.
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4. Discorsi, brindisi e regali ai testimoni
La sera prima è la valvola di sfogo dei discorsi. Un pranzo di nozze con sette interventi è lungo; spostarne tre alla vigilia lo sistema senza zittire nessuno.
Lo schema che funziona: chi ospita dà il benvenuto, gli sposi ringraziano chi ha viaggiato, e chi vuole parlare ma non è previsto il giorno dopo parla qui. Vuol dire fratelli, amici di vecchia data e genitori che preferirebbero non alzarsi davanti a centocinquanta persone. Due o tre minuti a testa, e ditelo prima.
È anche il momento tradizionale per i regali ai testimoni e per il pensiero ai genitori. Funziona meglio qui che il giorno dopo, quando nessuno ha una mano libera e non c'è un posto sicuro dove appoggiare niente.
Un avvertimento. La vigilia è la serata in cui il discorso goliardico ha più probabilità di comparire, perché la stanza è piccola e il tono è sciolto. Nella stanza ci sono comunque entrambe le famiglie. Il materiale che funziona all'addio al celibato non sopravvive automaticamente al cambio di pubblico.
Se ospitate voi e preferite non correre il rischio, la soluzione è strutturale: invitate i discorsi invece di aprire il microfono. Tre persone avvisate prima, la durata detta, e la parte chiusa da voi. Un microfono libero alle undici e mezza è il modo in cui queste serate sforano di un'ora e in cui qualcuno dice la frase che verrà citata per dieci anni.
5. Le altre forme, e saltare tutto
Molti matrimoni non hanno niente la sera prima e non perdono nulla. Le forme più comuni, oltre alla serenata, sono queste:
- Una cena in trattoria. Tavolo prenotato, niente discorsi, niente formalità, ognuno paga il suo. Spesso la versione migliore dell'idea.
- Un aperitivo aperto. Per tutti quelli già arrivati, due ore, in piedi, qualcosa da mangiare.
- Solo la famiglia. Sei o dieci persone, a casa o al ristorante.
- Niente. Normalissimo, soprattutto quando quasi tutti gli invitati abitano lì e arrivano la mattina.
Se avete gente che ha viaggiato, l'argomento più forte per fare qualcosa non è la tradizione ma la logistica: è l'unico momento in cui potete passare le informazioni di persona. Dove parcheggiare, a che ora arrivare, da quale ingresso, a chi chiedere. Tutto quello che altrimenti ripetereste quaranta volte si dice una volta qui, e si scrive sul sito del matrimonio per chi non è nella stanza.
Sulla serenata, una cautela pratica che quasi nessuno mette per iscritto: è musica dal vivo, di notte, in un centro abitato. Avvisate i vicini il giorno prima, tenetela dentro l'ora, e se usate un impianto informatevi in Comune su cosa prevede il regolamento locale, perché le regole sul rumore notturno sono comunali e cambiano da paese a paese. Una serenata che finisce con i carabinieri sotto casa è un aneddoto che gli sposi avrebbero volentieri evitato.
In ogni caso, la cosa da proteggere è l'orario di chiusura. Qualunque forma prenda la serata, finirla presto è un regalo che fate a voi stessi.
Decidete prima il cerchio di invitati, poi chi offre, e dite tutte e due le cose apertamente. Dopo di che la serata si regge quasi da sola, purché qualcuno abbia annunciato un'ora di fine. Se molti dei vostri invitati arrivano da fuori, la cosa più utile da mettere per iscritto subito dopo sono le informazioni di arrivo, perché è esattamente a questo che serve la vigilia.
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