Quale frase mettere sulla carta del matrimonio?

Quale frase mettere sulla carta del matrimonio?

13 min di lettura

Decidete dove va la frase prima di decidere che cosa dice. Le letture si scelgono per la cerimonia, si concordano con chi celebra e durano un paio di minuti; una frase stampata si sceglie per un cartoncino solo e deve reggere in silenzio, senza nessuno dei due lì accanto. In un coordinato italiano la frase serve davvero in due o tre punti, non in tutti.

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Qui la carta italiana si comporta diversamente sia da quella tedesca sia da quella inglese. In Germania e in Austria la partecipazione porta uno Spruch quasi per definizione — un versetto o una citazione breve — e lo stesso testo torna poi su tutto il resto. Una partecipazione italiana una frase la ospita volentieri, ed è tradizione che la ospiti: ma in un posto solo, e sopra l'annuncio, perché la forma classica in terza persona ha regole sue e non lascia infilare niente fra i nomi e la data.

Qui trovate la differenza fra una lettura e una frase stampata, i punti in cui una frase si guadagna lo spazio, cinque prove che scartano una scelta sbagliata prima della tipografia, le regole per tagliarla e citarla, e la questione dei diritti nella forma corta che serve a un cartoncino. Quest'ultima si salta più spesso di tutte le altre, perché in rete tutto sembra gratis.

1. La lettura e la frase stampata sono due decisioni diverse

In Italia questa domanda arriva due volte, e le due versioni non hanno quasi niente in comune.

  • Le letture si ascoltano durante la cerimonia, durano da uno a tre minuti e le legge qualcuno a cui l'avete chiesto. Hanno un lettore, un momento e un'assemblea seduta e ferma. In un rito religioso non si inventano: si scelgono dal lezionario del matrimonio e si concordano con la parrocchia — l'inno alla carità di san Paolo, il Cantico dei Cantici, le nozze di Cana. In un rito civile è l'ufficiale di stato civile a leggere gli articoli del Codice Civile sui diritti e i doveri dei coniugi, e tutto il resto — una lettura laica, delle promesse vostre — lo aggiungete voi.
  • La frase stampata è una riga o due su un cartoncino. Nessuno la recita, niente la introduce e deve convivere con le informazioni che le stanno intorno. Una lettura quasi mai sopravvive alla riduzione a quella misura, ed è il motivo per cui una riga presa di peso dalla vostra lettura, sulla carta, sembra magra.

Sceglietele separatamente, e scegliete prima le letture. Una volta fissate, sapete che cosa è già stato detto, e la frase stampata deve fare qualcosa che loro non hanno fatto. La preghiera dei fedeli, che di solito scrivete voi, è l'altro punto in cui una parola vostra entra nella cerimonia: sapere che quel testo è già personale evita che la carta lo ripeta.

Vale la pena saperlo se andate a un matrimonio in Germania o in Austria, o se uno dei due viene da lì: a un matrimonio in chiesa tedesco esiste il Trauspruch, un singolo versetto biblico che gli sposi scelgono in anticipo insieme al pastore o al parroco. Viene letto durante il rito e poi accompagna il matrimonio — stampato sulla candela nuziale, riportato sul certificato e portato di regola su tutto il coordinato. In Italia non c'è niente che funzioni così. La cosa più vicina sono le letture, e le letture si scelgono per la cerimonia, non per la carta. Quindi se a un matrimonio tedesco vedete lo stesso versetto sulla candela, sul libretto e sul biglietto di ringraziamento, è quello: un versetto solo che fa il lavoro di cinque.

Una frase che starebbe bene addosso a qualsiasi altra coppia non dice ai vostri invitati assolutamente niente di voi.

2. Dove una frase stampata trova posto

Cinque posti, cinque compiti diversi. La stessa frase raramente ne fa bene due.

  • La partecipazione. Una frase qui ci sta, purché non si metta in mezzo: sopra l'annuncio o sul fronte di un cartoncino piegato, mai fra i nomi e la data. La forma classica, in terza persona e spesso a nome dei genitori, riempie già il cartoncino, e ognuna delle informazioni che porta deve trovarsi in un'occhiata. Che cosa gli invitati cerchino davvero su quel cartoncino, e in che ordine, lo stabilisce l'etichetta degli inviti.
  • Il save the date. Il punto del coordinato che perdona di più, perché il cartoncino porta quattro informazioni e gli avanza spazio. Una frase qui dà anche il tono mesi prima che arrivi qualsiasi altra cosa.
  • Il libretto della cerimonia. Qui la frase fa un lavoro vero: dice agli invitati di che cosa parlerà l'ora successiva. Sta in copertina o sulla prima pagina interna, e non deve ripetere una lettura stampata per intero quattro pagine più avanti, cosa che capita facilmente visto che nel libretto le letture ci stanno dentro tutte. In chiesa quelle letture non le scegliete da soli: escono dall'elenco del rito e si concordano in parrocchia, come tutto il resto di quello che la chiesa chiede prima del sì.
  • Il sito del matrimonio. La frase sta sopra le indicazioni stradali, gli orari e il modulo delle conferme. Può essere più personale di qualsiasi cosa su carta, perché la vedono solo gli invitati — ma deve restare corta, altrimenti il benvenuto diventa una prefazione.
  • Il biglietto di ringraziamento. Questo guarda indietro. Una frase sugli inizi, scelta per la partecipazione e riusata qui, sei settimane dopo il matrimonio suona storta, perché è rimasta al tempo verbale sbagliato. I biglietti di ringraziamento sono l'ultimo pezzo del coordinato e vogliono una riga di chiusura, non una di apertura.

Il bigliettino della bomboniera è il sesto posto, ed è l'unico in cui una frase è proprio attesa: quel cartoncino porta i nomi, la data e poco altro, e una riga è esattamente quello che gli manca. Su menù, segnaposto e cartelli, invece, resistete alla tentazione di stamparne una. Quei pezzi esistono per rispondere a una domanda, e una frase stampata sopra ritarda la risposta.

La regola che fa risparmiare tempo è cercare una frase per ogni posto invece di una frase per il matrimonio, e accettare che uno o due posti restino senza. Uno spazio bianco su un cartoncino non si legge mai come una dimenticanza. Uno spazio riempito sì.

2. Dove una frase stampata trova posto — Quale frase mettere sulla carta del matrimonio?

3. Cinque prove prima di stampare

Una frase che vi piace dentro un elenco non vi dice ancora niente. Queste cinque prove tirano fuori quello che vi darà fastidio dopo.

  • La prova dello scambio. Mettete sopra la frase i nomi di due sconosciuti. Se sta bene anche a loro è intercambiabile — cosa accettabile per un versetto classico e fatale per una frase che dovrebbe suonare come voi.
  • La prova ad alta voce. Leggetela a voce alta, con la voce con cui parlate di solito. Moltissimo di quello che stampato sembra solenne, detto suona preso in prestito. Per qualsiasi cosa finisca nel libretto questa è la prova decisiva, perché è a voce che gli invitati la riceveranno.
  • La prova di chi parla. Stabilite chi è che parla dentro la frase. Una frase in prima persona singolare su un cartoncino mandato da due persone cade subito; una frase che spiega l'amore in generale non arriva a nessuno, perché dentro non c'è nessuno.
  • La prova della promessa. Certe frasi dichiarano sul vostro matrimonio una cosa che nessuno dei due direbbe ad alta voce. Se mentre la leggete vi accorgete di ammorbidirla, sta sul cartoncino di qualcun altro.
  • La prova dei dieci anni. Questo cartoncino lo ritroverete in una scatola. Le immagini semplici e le frasi pacate invecchiano piano; i giochi di parole e i riferimenti a quello che va di moda quest'anno no.

Due campanelli d'allarme valgono da soli quanto tutta la lista. Il primo: dovete spiegarla. Se prima di avere senso la frase ha bisogno di una vostra riga di introduzione, su un cartoncino non funziona, perché lì sta senza di voi. Il secondo: l'avete trovata in un elenco e non l'avevate mai sentita. Non essere d'accordo fra voi, al contrario, è un risultato e non un problema — una frase che uno dei due si limita a tollerare finisce poi su ogni cartoncino e in ogni album.

4. Tagliarla, e citarla nel modo giusto

Quasi tutte le frasi buone sono troppo lunghe per un cartoncino. Tagliare si può ed è quasi sempre necessario. Alcune mosse la salvano; altre la rompono.

  • Un'immagine per frase. Se il testo porta due paragoni, eliminate del tutto il più debole. Due immagini affiancate si indeboliscono a vicenda, perché chi guarda un cartoncino di sfuggita se ne costruisce una sola.
  • Prima le subordinate. La parte dopo la virgola che spiega perché la prima parte è vera quasi mai si guadagna lo spazio che occupa.
  • Non toccate le parole. Sostituire termini, sistemare i tempi verbali e aggiustare i pronomi trasforma una citazione in una versione che non ha scritto nessuno, con sotto ancora il nome di un altro. Tagliate, non riscrivete.
  • Segnate quello che avete tolto. Se tagliate in mezzo a una frase e stampate il nome dell'autore, nel buco vanno tre puntini fra parentesi quadre. È la differenza fra una citazione e un'affermazione su che cosa ha scritto qualcuno.
  • Andate a capo dove finisce un senso. Una riga finisce dove finisce un'unità di significato, non dove finisce la colonna. Una frase che inciampa nel proprio a capo, stampata, sembra sciatta, e nessuno sa dire subito perché.
  • Stampatela a grandezza naturale. Sullo schermo è leggibile tutto. Una prova su carta mostra in pochi secondi se la frase è ancora tranquilla, e va fatta prima che il file parta per la tipografia: l'anticipo ve lo detta la data in cui le partecipazioni vanno spedite.

L'attribuzione va sotto la frase, non dentro: nome per esteso, cognome scritto giusto, e il titolo dell'opera solo se è corto. E verificatela su una seconda fonte indipendente prima di stampare un nome, perché i siti di aforismi sono meno affidabili proprio nel punto che finisce sul cartoncino.

Due casi girano di continuo sulla carta italiana. «Quando ho cominciato ad amarmi davvero» è attribuito ovunque a Charlie Chaplin, spacciato per un discorso di compleanno, e Chaplin non c'entra niente: il testo è la traduzione di una pagina di Kim McMillen pubblicata nel 2001, quindi per di più ancora protetta. E sotto il nome di Alda Merini circolano in rete decine di righe che nelle sue raccolte non esistono: è la poetessa più citata sui cartoncini italiani ed è anche quella che si cita male più spesso. Se una seconda fonte non la trovate, stampate la frase senza nome — una frase senza attribuzione non vi costa niente, un nome sbagliato è un'affermazione che avete messo in stampa.

4. Tagliarla, e citarla nel modo giusto — Quale frase mettere sulla carta del matrimonio?

5. Che cosa potete stampare, e le fonti che avete già

Le citazioni sembrano gratis perché sono dappertutto. Dal punto di vista legale quasi nessuna lo è, e un cartoncino stampato è una copia pubblicata.

La regola che copre quasi tutti i casi, in Italia come nel resto dell'Unione europea, è quella dei settant'anni: i diritti di utilizzazione economica durano tutta la vita dell'autore e fino alla fine del settantesimo anno solare dopo la sua morte. Giovanni Pascoli è morto nel 1912 e Trilussa nel 1950: sono liberi. Alda Merini è morta nel 2009 e Pablo Neruda nel 1973: non lo sono, per quanto le loro righe compaiano sui cartoncini. Un autore morto a memoria d'uomo non è di pubblico dominio, e non lo diventa perché la frase gira su Instagram.

Tre casi sembrano più liberi di quanto siano.

  • Le traduzioni. Una traduzione è un'opera a sé con una sua durata. Saint-Exupéry è morto nel 1944 e il testo francese è uscito dal diritto d'autore in gran parte del mondo — la traduzione italiana che copiereste no, ed è l'italiano quello che stampereste.
  • I versetti biblici. Il versetto è antico; la traduzione no. La versione CEI, quella che sentite in chiesa e che finisce nel libretto, è una traduzione moderna e protetta, e i diritti sono di chi la pubblica: la pagina dei permessi dell'editore dice quanto si può citare senza chiedere e quale riga di copyright deve comparire accanto. Le traduzioni ottocentesche e più antiche, la Diodati per prima, sono libere — e suonano diverse, il che a volte è esattamente quello che volete e a volte no.
  • I testi delle canzoni. L'errore più comune, perché quasi ogni coppia ha la sua canzone. I testi sono quasi sempre protetti, i diritti sono gestiti molto più attivamente di quelli della poesia — in Italia passano da SIAE e dagli editori musicali — e un verso solo può richiedere una licenza.

Il diritto di citazione non vi salva. L'articolo 70 della legge sul diritto d'autore permette il riassunto, la citazione e la riproduzione per uso di critica, di discussione o di insegnamento, e con l'indicazione di autore, titolo ed editore: una riga stampata sopra una data non è nessuna di quelle cose. Più della legge conta però una distinzione pratica. Un cartoncino stampato e mandato a persone che conoscete è il lato tranquillo del problema; un sito del matrimonio che chiunque abbia il link può aprire è il lato esposto. Se a una frase protetta non volete rinunciare, chiedete il permesso all'editore o mettete la pagina dietro una password — e il nome dell'autore mettetelo in tutti e due i casi.

Il che è, tutto sommato, un argomento a favore delle fonti che avete già in casa, e che di solito sono migliori:

  • una cosa che uno dei due ha detto davvero — presa da un messaggio, dalla proposta, da una sera che ricordate tutti e due
  • una riga di una lettera vecchia, o di un biglietto rimasto in famiglia
  • un modo di dire che in famiglia gira da così tanto tempo che tutte e due le parti lo riconoscono al volo
  • una riga delle vostre promesse, se il vostro rito ve le lascia scrivere: tardi per la partecipazione, perfetta per il ringraziamento
  • una riga di una delle vostre letture, nel raro caso in cui sopravviva al taglio — è già scelta, e lega la cerimonia alla carta

Frasi così passano da sole tutte e cinque le prove, perché stanno addosso a una coppia sola. Raramente suonano letterarie, ed è proprio il vantaggio: la differenza fra una frase trovata e una frase portata gli invitati la sentono, anche quando non saprebbero dire in che cosa consiste.

Poi c'è l'economia. Una frase sola che attraversa tutto il coordinato si legge come un motivo; cinque frasi diverse si leggono come un mazzo di fogli da calendario. Se la stessa riga continua a tornare — piccola sul save the date, grande in copertina al libretto, come ultima riga del ringraziamento — resta addosso alla gente senza che voi dobbiate spiegarla mai.

L'ordine che funziona: prima il posto, poi il compito che la frase ha lì, poi la frase — e la questione dei diritti prima che il file parta per la tipografia, non dopo.

Prendete al massimo due candidate per ogni posto, stampatele a grandezza naturale su un foglio solo e lasciatele lì per una settimana.

Quello che dopo una settimana vi piace ancora leggere, stampatelo. Il resto era la bella frase di qualcun altro.

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