Quasi niente, ed è bene saperlo prima di illudersi. In Italia non esistono classi fiscali e non esiste una tassazione congiunta che riduca l'imposta: restate due contribuenti separati, ciascuno con la sua aliquota. Cambiano due cose sole, e valgono solo in certe situazioni: la detrazione per coniuge a carico e la possibilità di presentare un 730 congiunto.
Le guide tradotte dall'inglese descrivono un mondo in cui sposarsi sposta la dichiarazione dei redditi: negli Stati Uniti c'è la dichiarazione congiunta, in Germania e in Austria ci sono le classi fiscali. In Italia niente di tutto questo esiste, e la ragione è vecchia: la tassazione familiare è stata dichiarata incostituzionale negli anni Settanta e da allora il reddito si tassa in capo alla persona che lo produce.
Quello che cambia davvero, quindi, non sta nell'IRPEF ma attorno: detrazioni, ISEE, imposte di successione, reversibilità. Qui li mettiamo in fila, con l'unica avvertenza che conta — le soglie si aggiornano, quindi verificate il valore corrente prima di farci un calcolo sopra.
1. In Italia non esistono le classi fiscali
Vale la pena dirlo in modo netto, perché è la domanda che tutti fanno: sposarsi non riduce l'IRPEF di nessuno dei due. Non c'è nessun modulo da presentare al datore di lavoro il lunedì dopo, e la busta paga di settembre sarà identica a quella di giugno. Le due sole leve che il matrimonio accende sono queste.
- La detrazione per coniuge a carico. Se uno dei due ha un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro, l'altro può portarlo a carico e ottenere una detrazione d'imposta. L'importo non è fisso: si riduce man mano che cresce il reddito di chi la chiede e si azzera oltre gli ottantamila euro. La soglia è bassa di proposito: copre chi non lavora o ha solo redditi minimi, non chi guadagna poco.
- Le spese del coniuge a carico. È la parte che frutta più della detrazione in sé. Chi ha il coniuge fiscalmente a carico può detrarre nella propria dichiarazione le spese sostenute per lui: spese mediche, farmaci, premi di assicurazione, interessi del mutuo entro i limiti previsti. Se il coniuge non è a carico, ciascuno detrae le proprie.
Attenzione a un dettaglio che genera equivoci: a carico non significa senza stipendio. Conta il reddito complessivo, e ci si può stare dentro anche con qualche entrata occasionale. Ma bastano un contratto part-time o pochi mesi di lavoro per superare la soglia, e a quel punto la detrazione non spetta più per l'intero anno.
Se poi uno dei due comincia a lavorare a metà anno, avvisate subito l'ufficio del personale dell'altro: le detrazioni applicate in busta paga vengono ricalcolate in sede di conguaglio, e scoprirlo a dicembre è meno piacevole che scoprirlo a maggio.
Il matrimonio quasi mai cambia quanto pagate. Cambia chi può detrarre le spese dell'altro.
2. Dipende da come sono fatti i vostri redditi
La tabella qui sotto non contiene cifre perché non ce ne sono da dare: l'effetto del matrimonio dipende quasi solo da quanto sono distanti i vostri due redditi.
| Come sono i vostri redditi | Che cosa cambia davvero |
|---|---|
| Due stipendi normali, anche molto diversi fra loro | Nulla sull'IRPEF. Restate due contribuenti separati con le vostre aliquote |
| Uno dei due sotto i 2.840,51 euro di reddito complessivo | Detrazione per coniuge a carico, e le sue spese diventano detraibili dall'altro |
| Uno dei due senza alcun reddito, per scelta o per un periodo | Il caso in cui il matrimonio pesa di più: detrazione piena e spese tutte in capo a uno solo |
| Mutuo prima casa cointestato | Gli interessi si detraggono al 50% ciascuno; se uno è a carico, l'altro li detrae tutti |
| Qualunque situazione, guardando avanti | Successioni e donazioni fra coniugi: franchigia di un milione di euro e aliquota del 4% |
Le prime tre righe descrivono la stessa cosa da tre distanze diverse: la detrazione per coniuge a carico è l'unico meccanismo dell'IRPEF che il matrimonio attiva, e riguarda una minoranza di coppie. Se lavorate entrambi a tempo pieno, non c'è niente da fare e niente da aspettarsi.
L'ultima riga guarda molto più in là ed è la più importante di tutte. Fra coniugi, come in linea retta, l'imposta di successione e donazione si applica solo oltre un milione di euro per ciascun beneficiario, e con un'aliquota del quattro per cento. È una delle franchigie più generose d'Europa, e significa che per la stragrande maggioranza delle coppie il passaggio di patrimonio fra marito e moglie non ha alcun costo fiscale. Sopra quella soglia, o con immobili di valore, la domanda va fatta a un notaio o a un commercialista e non a un articolo.
3. Il 730 congiunto: comodità, non risparmio
È l'unica cosa che assomiglia vagamente a una dichiarazione congiunta, e conviene sgombrare subito il campo: non fa risparmiare un euro. Le due imposte restano calcolate separatamente sui due redditi; quello che si unisce è il modulo, non la base imponibile.
- Quando si può fare. Servono redditi dichiarabili con il modello 730 e almeno uno dei due deve avere un sostituto d'imposta che effettui il conguaglio. Chi ha partita IVA, o redditi che impongono il modello Redditi, resta fuori. Le condizioni cambiano di anno in anno: fatevele confermare dal CAF o dal commercialista prima di contarci.
- A che cosa serve davvero. A compensare: se uno dei due ha un credito e l'altro un debito, il congiunto li mette in contatto e chiude tutto in busta paga invece di far aspettare un rimborso a uno e chiedere un versamento all'altro. È il motivo pratico per cui la maggior parte delle coppie lo sceglie, ed è un motivo sufficiente.
Una precisazione che serve a molti: il 730 congiunto non è obbligatorio, non vi lega per gli anni successivi e si può abbandonare quando volete. E il fatto di presentarlo insieme non rende nessuno dei due responsabile delle imposte dell'altro: ognuno risponde della propria dichiarazione.
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4. Che cosa fare concretamente dopo le nozze
La parte operativa è corta. Sono più le cose che non vanno fatte di quelle che vanno fatte.
- Niente da comunicare all'Agenzia delle Entrate. Il matrimonio arriva all'anagrafe tributaria attraverso il Comune. Non c'è nessun modulo, nessun termine, nessuna dichiarazione di variazione.
- Se uno dei due è a carico, comunicatelo all'ufficio del personale dell'altro con la dichiarazione per le detrazioni, così vengono applicate mese per mese invece che tutte in dichiarazione.
- Verificate l'ISEE. Questa è la voce che le coppie sottovalutano di più. Dal momento in cui siete nella stessa famiglia anagrafica, l'ISEE si calcola sui redditi e sui patrimoni di entrambi: asili nido, mense, tasse universitarie, bonus e agevolazioni possono cambiare parecchio, in entrambe le direzioni. Rifatelo prima di dare per scontata un'agevolazione che avevate da soli.
- IMU, se avete due case. Ciascuno può avere l'esenzione per abitazione principale sull'immobile in cui risiede e dimora davvero, anche se i due Comuni sono diversi: la Corte costituzionale ha rimosso nel 2022 il limite che la riservava a una sola casa per nucleo. Se però una delle due diventa una seconda casa perché ci vivete insieme, l'IMU su quella si paga.
- Contratto di locazione — se uno si trasferisce nella casa dell'altro, la variazione va comunicata al proprietario, e ha effetti sulla cedolare secca e sulle detrazioni per l'affitto.
- Guardate avanti una volta sola: designazioni di beneficiario, previdenza complementare, testamento. Non sono fiscalità, ma è l'unico momento in cui avete già i documenti aperti sul tavolo.
Niente di tutto questo richiede un commercialista. I casi che invece lo richiedono vale la pena nominarli: un coniuge non residente in Italia o con redditi prodotti all'estero, un'attività d'impresa intestata a uno dei due, un immobile fuori dall'Italia, oppure un patrimonio familiare che superi la franchigia di un milione. In quelle situazioni le scelte piccole spostano cifre grandi e il professionista si ripaga da solo.
5. Quando il matrimonio non cambia proprio niente
Va detto chiaramente, perché le aspettative qui sono quasi sempre sbagliate. Se siete due lavoratori con redditi normali, il matrimonio non tocca la vostra IRPEF di un euro: nessuna detrazione, nessuna dichiarazione unica, nessuna aliquota diversa. Le buste paga di ottobre saranno identiche a quelle di aprile.
Le situazioni in cui invece l'aritmetica cambia davvero sono queste:
- un reddito molto basso o assente da una parte, in modo stabile
- una pausa programmata: studio, congedo, avvio di un'attività
- un ISEE che vi serve per qualcosa — nido, università, agevolazioni
- un passaggio di patrimonio rilevante, dove la franchigia fra coniugi vale più di qualunque detrazione
Se non siete in nessuno di questi casi, fate le poche cose della sezione precedente e passate ad altro. I soldi, dopo un matrimonio, si trovano molto più facilmente nelle polizze — dove due persone che ora vivono insieme scoprono spesso di pagare due volte la stessa copertura — e nel mettere in ordine le informazioni che avete già raccolto in un posto solo, per esempio i recapiti dietro al vostro sito di nozze, che rendono rapide tutte le comunicazioni che restano.
Le soglie e le aliquote citate qui sono quelle italiane e vengono riviste periodicamente: verificate il valore corrente prima di costruirci sopra un calcolo.
In sintesi: in Italia non esistono classi fiscali, non esiste una dichiarazione congiunta che faccia risparmiare e nessuno dei due deve comunicare niente al fisco. Le uniche due leve sono la detrazione per coniuge a carico, che riguarda chi sta sotto i 2.840,51 euro di reddito complessivo, e il 730 congiunto, che è comodo e non conveniente. La cosa che vale davvero la pena controllare è l'ISEE, perché quello cambia dal giorno in cui siete nella stessa famiglia anagrafica. Il passo successivo è aprire la cartella delle assicurazioni, dove dopo un matrimonio i doppioni valgono quasi sempre più di qualunque effetto fiscale.
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