A chi intestiamo le buste?

A chi intestiamo le buste?

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Intestate la busta esattamente alle persone invitate: i nomi scritti indicano quelle persone, un cognome di famiglia comprende anche i figli. Usate i titoli solo se il resto della partecipazione è formale, non tirate mai a indovinare un titolo e non fondete mai due cognomi diversi in uno.

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L'intestazione della busta è la dichiarazione più vincolante di tutta la spedizione. Il cartoncino dice quando e dove; la busta dice chi. Se c'è scritto «Famiglia Bianchi», quattro persone si considerano invitate. Se c'è scritto «Giulia Ferrari e Marco Bianchi», due.

Questo rende l'intestazione una questione di chiarezza più che di galateo, anche se è nel galateo che si concentra l'ansia. In Italia il quadro è più semplice che altrove per un motivo strutturale: il cognome non cambia con il matrimonio, quindi non esiste una forma tipo «Signori Marco Bianchi» che assorba due persone in un nome solo. I nomi si scrivono sempre tutti e due.

Questo articolo vi dà una tabella di formule per i casi comuni, poi affronta quelli che richiedono un pensiero in più — accompagnatori, bambini, titoli professionali e invitati la cui situazione è cambiata da quando avete scritto loro l'ultima volta.

1. Con i titoli o senza

Decidete una volta sola se le vostre buste useranno i titoli, e applicatelo a tutta la lista. Una pila in cui metà delle buste dice «Sig.ra Giulia Ferrari» e metà «Giulia Ferrari» si legge come disattenzione, non come informalità.

I titoli stanno bene su una partecipazione formale — rito religioso, ricevimento importante, lista di invitati con molte persone anziane. Senza titoli la partecipazione suona contemporanea e un po' più calda, e per la maggior parte dei matrimoni oggi è la scelta più naturale.

Se li usate, le convenzioni italiane sono corte. Sig.ra vale per qualsiasi donna adulta e non dice niente sul suo stato civile; Sig.na è ormai fuori uso e su una busta suona vecchio o, peggio, come un commento. Sig. per gli uomini. Le abbreviazioni si scrivono con il punto, e sulla busta è meglio scriverle per esteso — «Signora Giulia Ferrari» — quando lo stile del resto è formale.

In Italia i titoli professionali pesano più di quelli sociali e vengono notati: Dott., Dott.ssa, Avv., Ing., Arch., Prof., Prof.ssa. Se una persona è abituata a essere chiamata così, usatelo. Quando in una coppia il titolo ce l'ha uno solo, scrivete i due nomi separatamente invece di tentare una forma unica.

E una regola che risparmia più fatica di ogni altra: nel dubbio togliete il titolo invece di indovinarlo. Una busta con il nome nudo non offende nessuno. Una busta con il titolo sbagliato sì, ed è il tipo di cosa che la gente si ricorda.

È la busta a dire chi è invitato, non il cartoncino. Tutti la leggono così, che voi lo intendeste o no.

2. I casi comuni

Queste formule coprono la grande maggioranza di qualsiasi lista di invitati.

InvitatoFormaleContemporaneo
Coppia sposataSig. Marco Bianchi e Sig.ra Giulia FerrariGiulia Ferrari e Marco Bianchi
Coppia convivente non sposataSig.ra Giulia Ferrari e Sig. Marco BianchiGiulia Ferrari e Marco Bianchi
Fidanzati che non convivonoDue buste, una per indirizzoDue buste, una per indirizzo
Famiglia con i figli invitatiSig. Marco Bianchi, Sig.ra Giulia Ferrari, Lina e PaoloFamiglia Bianchi Ferrari
Invitato singolo con accompagnatoreSig.ra Giulia Ferrari e accompagnatoreGiulia Ferrari e ospite
Invitato singolo senza accompagnatoreSig.ra Giulia FerrariGiulia Ferrari
Ospite con titolo professionaleDott.ssa Giulia Ferrari e Sig. Marco BianchiDott.ssa Giulia Ferrari e Marco Bianchi
Due coinquilini, invitati entrambiSig.ra Giulia Ferrari e Sig.ra Elena ContiGiulia Ferrari ed Elena Conti

Su una riga vale la pena di fermarsi. «Famiglia Bianchi Ferrari» è calda e comoda e comprende tutti i figli di quella casa — cosa che è esattamente quello che volete o esattamente quello che non volete. Se i bambini non sono invitati, non usatela mai.

E non fondete mai due cognomi. In Italia i coniugi tengono ciascuno il proprio, quindi una forma come «Sig. e Sig.ra Bianchi» copre due persone solo quando quel cognome è davvero di tutti e due. Scriveteli tutti e due per esteso, e mettete per primo quello con cui avete più confidenza.

2. I casi comuni — A chi intestiamo le buste?

3. Bambini e accompagnatori

Scrivere i nomi dei bambini sulla busta è il modo più gentile per dire che sono invitati, ed è anche il più chiaro. I bambini nominati sono invitati; quelli non nominati non lo sono — la convenzione è capita da quasi tutti, ma non da tutti, e per questo conviene rinforzarla con una riga sul cartoncino informativo.

Se avete deciso di non invitare i bambini alla festa, lasciate fuori i nomi e aggiungete una frase: «Abbiamo scelto una festa per soli adulti e speriamo che possiate esserci lo stesso.» La seconda metà è quella che conta. Riconosce che state chiedendo qualcosa.

I bambini sopra gli otto anni apprezzano una busta tutta loro. Costa un cartoncino della riserva e una busta in più, e l'effetto è sproporzionato: a quell'età si riceve pochissima posta, e una partecipazione intestata a loro viene tenuta fino al giorno del matrimonio.

Per gli accompagnatori vale lo stesso principio. Se sapete il nome del compagno o della compagna, scrivetelo: è molto più caldo di «e accompagnatore». Se non lo sapete, «e accompagnatore» va bene, ma solo quando il posto è stato davvero assegnato. Se la decisione è ancora aperta non scrivete niente: un posto concesso non si può ritirare.

Per gli ospiti che vengono da soli, non scrivete niente che lo faccia notare. Una partecipazione a una persona sola non ha bisogno di nessuna nota sul venire da soli, e aggiungerla è il modo più comune per far sentire un invitato contato invece che invitato.

4. Le situazioni che richiedono attenzione

Genitori separati o divorziati. Ognuno riceve la sua partecipazione al suo indirizzo, anche se verranno tutti e due. Una busta unica a una coppia separata viene letta come una presa di posizione, che voi lo vogliate o no.

Ospiti vedovi. Usate il loro nome, per quello che sono adesso. Il galateo di una volta manteneva il nome del coniuge scomparso; oggi è raro e può fare male. Se non siete sicuri che un accompagnatore sarebbe gradito, offritelo: non è obbligatorio usarlo.

Nuovi compagni che non conoscete. Chiedete il nome invece di scrivere «e accompagnatore». Un messaggio di due minuti si legge come attenzione, e il nome sulla busta fa sentire quella persona invitata e non tollerata.

Ospiti che quest'anno hanno cambiato indirizzo o situazione. Fra il momento in cui si fa la lista e quello in cui si scrivono le buste succedono traslochi, separazioni e nascite. Controllate chiunque sappiate che ha avuto un cambiamento.

Coppie dello stesso sesso. Non c'è nessun ordine ereditato da rispettare, il che è un piccolo vantaggio: sceglietene uno — alfabetico, o prima la persona che conoscete meglio — e applicatelo uguale su tutta la lista.

Case dove sul citofono c'è un altro nome. Aggiungete una riga «c/o» sopra la via e verificate come si scrive con l'interessato. Una partecipazione indirizzata benissimo a un nome che non è sul campanello resta una partecipazione non consegnata.

4. Le situazioni che richiedono attenzione — A chi intestiamo le buste?

5. Due cartoncini invece di due buste

Il galateo anglosassone risolve il problema di «chi è invitato» con due buste, una esterna con l'indirizzo e una interna, senza indirizzo, che nomina esattamente le persone attese. In Italia quel meccanismo non esiste, e non serve: lo stesso lavoro lo fanno due cartoncini dentro una busta sola.

La partecipazione annuncia il matrimonio e va a tutti quelli che volete informare, anche a chi non verrà al pranzo. L'invito al ricevimento è il cartoncino più piccolo che allegate solo alle persone invitate anche a tavola, e porta il luogo del ricevimento, l'ora e i due numeri per la conferma. Chi lo riceve sa di essere atteso; chi non lo riceve ha ricevuto un annuncio, che è una cosa diversa e viene letta come tale.

Da qui deriva una conseguenza pratica: se quella distinzione non la fate, la busta esterna deve fare tutto il lavoro da sola — ed è esattamente per questo che le formule del secondo capitolo contano. O siete precisi sull'intestazione, o aggiungete una riga sul cartoncino informativo, ma non lasciatelo dedurre.

Una riga scritta a mano è l'altro modo per rendere personale un cartoncino stampato, ed è lì che va messo il calore. «Giulia, senza di te non sarebbe la stessa cosa.» Due frasi al massimo, scritte dopo che i cartoncini sono arrivati e non prima, nel caso qualcosa vada ristampato.

Dividetevi la lista, ciascuno scrive alle persone che conosce meglio. Si fa prima, suona più vero, e la firma va comunque messa da tutti e due su ogni cartoncino. Segnatevi come avete intestato ogni busta: fra tre settimane, quando ne ordinerete altre dieci, non se lo ricorderà nessuno.

Una decisione sola sui titoli, buste che nominano esattamente chi è invitato, bambini scritti o esclusi apertamente, e una riga a mano per il calore: l'intestazione è risolta. Il passo successivo è la vostra lista di invitati — aggiungete una colonna con l'intestazione esatta della busta prima di scrivere la prima.

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