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Una prova gratuita non è una versione ridotta del servizio: è la parte del servizio che costa poco a chi ve la offre. Sapere quale parte sia, e chi stia pagando al posto vostro, spiega in anticipo dove comparirà la richiesta di denaro e che cosa vi verrà chiesto per superarla.
La domanda posta bene non è «quanto costa», ma «in quale momento smetterà di essere gratis, e sarò ancora libero di andarmene quando succede». I due momenti quasi mai coincidono: quando il conto arriva, di solito avete già stampato le partecipazioni con l'indirizzo della pagina sopra.
Qui trovate le quattro voci che il gratuito quasi mai comprende, il motivo per cui in Italia esiste tanto gratuito, il punto preciso in cui compare la richiesta di pagamento, e perché durante una prova non conviene inserire i dati veri degli invitati.
Getting Married mette la prova prima del pagamento e non chiede la carta per iniziare: potete costruire la pagina intera e decidere dopo averla vista, non prima.
1. Le quattro voci che il gratuito quasi mai comprende
I limiti cambiano da fornitore a fornitore, ma le voci che restano fuori sono quasi sempre le stesse quattro. Vale la pena controllarle prima di investire una serata a scrivere i contenuti.
La prima è l'indirizzo proprio: nel piano gratuito la pagina resta appesa a un sottodominio del fornitore, di solito lungo, e ve ne accorgete il giorno in cui lo dovete far stare su un cartoncino. La seconda è il tetto sugli invitati, espresso in contatti o in risposte raccolte, che si tocca sempre a metà rientro. La terza è la pubblicità: rimandi ad altri fornitori sulla vostra pagina, di cui vi informa quasi sempre un invitato e non il fornitore. La quarta è l'esportazione, disponibile solo nella versione a pagamento.
La quarta è la più pesante e la meno visibile, perché è l'unica che vi tiene dentro. Un tetto sugli invitati lo scoprite e lo aggirate, una pubblicità la sopportate. Ma se le risposte non escono, l'unico modo per avere l'elenco dei coperti è pagare, e a quel punto non state più scegliendo un prezzo: state pagando per riavere dati che erano già vostri.
C'è poi una quinta voce che vale la pena chiedere anche se non compare in nessun confronto: quante persone possono amministrare la pagina. Diversi piani gratuiti prevedono un solo accesso, e voi siete in due.
Il prezzo di un servizio gratuito non è zero: è la rubrica dei vostri invitati, oppure la vostra libertà di andarvene.
2. Perché in Italia c'è tanto gratuito: chi paga al posto vostro
Sul mercato italiano le offerte per una pagina di matrimonio arrivano da quattro direzioni diverse, e ciascuna è gratuita per una ragione sua. Riconoscere la ragione vi dice in anticipo che cosa vi verrà chiesto in cambio.
I grandi portali del matrimonio — Matrimonio.com, Zankyou e i loro concorrenti — regalano la pagina perché il loro fatturato viene dai fornitori: ristoranti, fotografi e wedding planner che pagano per essere visibili e per ricevere contatti. La pagina è l'amo, la vostra richiesta di preventivo è il pesce. I costruttori generalisti di siti offrono un piano gratuito perché il matrimonio è uno fra mille casi d'uso: ci si fa una bella pagina, ma conferme, menu e intolleranze ve li dovete costruire da soli con un modulo qualunque, e il conteggio dei coperti non lo darà nessuno. Gli specialisti delle conferme di lingua inglese hanno spesso un livello gratuito generoso, e il costo sta altrove: interfaccia in inglese per invitati che l'inglese non lo leggono, assistenza su un altro fuso orario, fatturazione che non sempre corrisponde a quello che serve a voi. Chi vende un pacchetto una tantum, infine, usa il gratuito come vetrina: si costruisce tutto e si paga solo per pubblicare.
Sulle cifre, un'avvertenza che riguarda l'Italia e non il singolo fornitore: i servizi digitali venduti a un consumatore italiano scontano l'IVA italiana al 22 %, ovunque abbia sede chi li vende. Un prezzo estero esposto al netto va quindi confrontato con un prezzo italiano esposto al lordo solo dopo aver aggiunto quel 22 %, altrimenti state paragonando due numeri che non sono la stessa cosa. Il confronto fatto per esteso, modello per modello, sta in costi del sito matrimonio a confronto.
3. Il punto esatto in cui compare la richiesta di pagamento
Non tutte le prove finiscono allo stesso modo, e la differenza cambia il rischio che correte. Quella a tempo con carta richiesta all'inizio è la più insidiosa, perché alla scadenza il pagamento parte da solo: se la usate, segnate la data sul calendario il giorno stesso in cui vi iscrivete, invece di affidarvi al promemoria del fornitore. Quella a tempo senza carta alla scadenza blocca la pagina e vi chiede se volete proseguire; il rischio è basso, ma verificate per quanti giorni i contenuti restano recuperabili. Quella illimitata nel tempo e limitata nelle funzioni non scade mai, e il pagamento si attiva a una funzione precisa: nove volte su dieci la pubblicazione oppure l'esportazione dell'elenco degli invitati.
Il momento in cui compare la richiesta di pagamento è anche il momento in cui la legge italiana vi dà un appiglio pratico. Nel commercio elettronico il pulsante che conclude un acquisto deve dire senza ambiguità che state ordinando qualcosa a pagamento: la formula dell'art. 51, comma 2, del Codice del consumo è «ordine con obbligo di pagare», o una dicitura altrettanto esplicita. Un percorso che vi porta al pagamento con un pulsante che dice soltanto «continua» o «pubblica» non è una sfumatura di gusto: è un difetto, e vi autorizza a diffidare del resto di quel contratto.
Il consiglio pratico che ne discende: prima di riempire trenta pagine, arrivate apposta fino alla schermata di pagamento e fermatevi lì. In cinque minuti scoprite prezzo, durata, rinnovo e che cosa comprende davvero, e queste quattro informazioni non stanno quasi mai tutte insieme nella pagina delle tariffe.
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4. Durante una prova, i dati veri degli invitati restano fuori
C'è un'abitudine che sembra efficiente e non lo è: caricare subito l'elenco completo con nomi, indirizzi e numeri di telefono, per «provare sul serio». Una prova gratuita è, per definizione, un servizio che state ancora valutando, di un fornitore che non avete ancora scelto, con condizioni che non avete ancora letto. Metterci dentro i dati di centoventi persone che si fidano di voi è il contrario di una prova prudente.
Per collaudare basta molto meno. Cinque righe inventate — un nucleo, un bambino, un accompagnatore senza nome, un'intolleranza, una risposta da correggere — mettono alla prova tutto quello che dovete verificare, e nessuna di quelle cinque righe appartiene a qualcuno. Lo stesso vale per le immagini: non caricate fotografie di persone reali in una galleria condivisa che state ancora valutando, perché sono i dati che è più difficile far sparire davvero.
Quando poi il fornitore lo avrete scelto, il rapporto ha una forma precisa: nei confronti dei vostri invitati il titolare del trattamento siete voi, il fornitore agisce come responsabile, e fra voi ci vuole l'accordo previsto dall'art. 28 del GDPR. È quel documento — non la cortesia dell'assistenza — a stabilire che cosa succede ai dati al termine del servizio: cancellazione oppure restituzione, a vostra scelta. Chiedetelo prima di caricare qualcosa di vero, non dopo.
E se decidete di rinunciare a una prova, chiudetela davvero: chiedete per iscritto la cancellazione dell'account e conservate la risposta. Un account abbandonato non è un account chiuso, e resta lì con dentro tutto quello che ci avete messo.
5. Recesso e rinnovo: che cosa dice il Codice del consumo
Un abbonamento acquistato online da un consumatore è un contratto a distanza, e su questi il Codice del consumo dà quattordici giorni per ripensarci senza dover spiegare il motivo. Fin qui è la regola che quasi tutti conoscono. Il seguito è quello che conta, e per i servizi digitali capovolge il risultato.
Per la fornitura di contenuti e servizi digitali il diritto di recesso si perde quando l'esecuzione comincia prima che i quattordici giorni siano trascorsi, a due condizioni: che l'abbiate chiesto espressamente e che abbiate riconosciuto, altrettanto espressamente, di perdere il recesso. È l'eccezione dell'art. 59 del Codice del consumo, ed è esattamente ciò che accettate quando spuntate la casella «voglio accedere subito al servizio». La casella non è una trappola — senza di essa dovreste aspettare due settimane per usare quello che avete pagato — ma è una scelta, e vale la pena farla sapendo che cosa costa.
Sul rinnovo il ragionamento è diverso. Il rinnovo tacito di per sé non è vietato: quello che deve essere chiaro è la clausola, e soprattutto deve essere praticabile la disdetta. Quattro controlli bastano.
- Dove si disdice: da dentro il servizio con un clic, oppure con una lettera a un indirizzo che va cercato?
- Con quanto preavviso, e a partire da quale data si contano i giorni?
- Che cosa succede alla pagina il giorno dopo la disdetta: resta online fino alla scadenza già pagata o si spegne subito?
- Arriva un avviso prima del rinnovo, e a quale indirizzo di posta — quello che leggete o quello che avete creato per il matrimonio?
Un ultimo accorgimento, banale e utile: annotate la data di rinnovo nello stesso posto in cui tenete le altre scadenze del matrimonio, accanto al saldo del ristorante e alla consegna delle bomboniere. Le disdette dimenticate non nascono dalla malafede di nessuno: nascono dal fatto che quella data non stava sul calendario che state guardando.
Una prova gratuita è utile e non è un regalo. Vale quello che vi permette di scoprire prima di impegnarvi: se le conferme funzionano davvero, se la pagina si legge dal telefono di vostro zio, se i dati escono quando volete voi e non quando conviene a qualcun altro.
Prima di scrivere una riga di contenuto, fate tre cose: arrivate fino alla schermata di pagamento per leggere prezzo e rinnovo, provate un'esportazione con cinque righe inventate, e chiedete che cosa succede ai dati alla scadenza. Con queste tre risposte in mano il resto della decisione è soltanto aritmetica.
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