In Italia il brindisi vero è uno solo: quello con lo spumante al taglio della torta, e lo fanno tutti insieme. Tutto il resto — discorsi dei testimoni, del padre, degli amici — è facoltativo e recente. Se parlate: alzatevi, dite chi siete, due o tre minuti, poi nominate le persone a cui si brinda e invitate ad alzare i calici.
Il brindisi è il momento in cui gli invitati si sentono più esposti, sia chi ha il microfono sia la sala, perché quasi nessuno spiega mai cosa si dovrebbe fare.
Qui si parla della meccanica e non della scrittura: chi tradizionalmente brinda a cosa in un matrimonio italiano, in che ordine, cosa fa un invitato mentre qualcuno parla, e i casi scomodi. Fra questi, essere chiamati a dire due parole senza preavviso e brindare quando non si beve.
Vale la pena dirlo subito, perché è la differenza principale rispetto ai matrimoni inglesi e americani: da noi non esiste una successione fissa di discorsi. Il padre della sposa che parla per primo, poi lo sposo, poi il testimone è uno schema anglosassone. In Italia i discorsi ci sono se qualcuno li vuole, e quello che c'è sempre è lo spumante alla torta.
1. Chi parla, e quando
Le posizioni qui sotto sono consuetudini, non regole, e in Italia sono molto più elastiche di quanto lascino credere i film.
| Chi parla | Tradizionalmente brinda a | Quando |
|---|---|---|
| I testimoni | Agli sposi | Al taglio della torta, o fra due portate |
| Un genitore | Agli sposi | Per primo, se ci sono discorsi |
| Gli sposi | Agli invitati e a chi ha aiutato | Poco prima del taglio della torta |
| Un fratello, una sorella, un amico | A chi vuole | Dove lo collocano gli sposi |
| Chiunque sia stato invitato a parlare | A chi sceglie | Annunciato, mai a sorpresa |
Due cose su questo elenco. È molto meno codificato di quanto sembri, e nessuno lo segue alla lettera: parlano entrambi gli sposi, parla una madre, parla un'amica al posto del testimone, e nessuna di queste cose sorprende più nessuno.
E conta il totale più dell'ordine. Tre interventi da cinque minuti sono un buon tratto di matrimonio. Sei da dieci sono cinquantacinque minuti seduti immobili dopo un pranzo lungo, e la sala non ci arriva. Se vogliono parlare più persone di quante la giornata ne regga, la cena della vigilia è lo sfogo naturale.
Un'ultima nota italiana: il pranzo di nozze è lungo, e infilare i discorsi fra una portata e l'altra funziona meglio che concentrarli tutti insieme. Il momento peggiore è subito dopo il primo, quando metà sala è ancora in piedi a salutare qualcuno.
Un brindisi non è un discorso con un bicchiere in fondo. È una frase, e il discorso serve a meritarsela.
2. La meccanica del brindisi
Il brindisi sono gli ultimi venti secondi, e ha una forma fissa. Tutto quello che viene prima è il discorso.
- Alzatevi e prendete l'attenzione. Non battete la posata sul bicchiere in una sala da centocinquanta: chiedete a chi gestisce la musica o al maître di annunciarvi.
- Dite chi siete. Metà della sala non lo sa. Una frase: sono Marco, conosco Anna da quando avevamo undici anni.
- Parlate. Da due a cinque minuti. Più corto è quasi sempre meglio.
- Segnalate la svolta. Una formula semplice funziona benissimo: allora vi chiedo di unirvi a me, oppure alziamo tutti i calici.
- Nominate il brindisi. Agli sposi. Ad Anna e Marco. A chi oggi non c'è.
- Alzate, pausa, bevete. Poi sedetevi. Sedersi in fretta è una competenza.
Due punti pratici. Assicuratevi che tutti abbiano qualcosa nel bicchiere prima di cominciare, il che vuol dire avvisare chi versa: un brindisi in cui un terzo della sala tiene in mano un calice vuoto cade a terra. E tenete il bicchiere all'altezza del petto invece che sopra la testa, che è la differenza fra un brindisi e un urlo da stadio.
Se c'è un microfono, usatelo anche se pensate di non averne bisogno. Le sale con i soffitti alti e i tendaggi assorbono una voce non amplificata nel giro di quattro metri.
3. Cosa fanno gli invitati
Questo non lo spiega nessuno, quindi ognuno copia chi si muove per primo. Le convenzioni sono semplici.
- Alzatevi se ve lo chiedono, restate seduti se non ve lo chiedono. Seguite chi propone il brindisi. Se metà sala si alza e metà no, alzatevi.
- Alzate il calice, non svuotatelo. Un sorso è tutto il gesto.
- Non si brinda a se stessi. Se siete fra le persone a cui si brinda, restate seduti, sorridete e non alzate il bicchiere. È la regola infranta più spesso e la più facile da ricordare.
- Non incrociate le braccia con il vicino. Il gesto è considerato di cattivo auspicio in mezza Italia, e comunque a un tavolo da dieci non funziona.
- Posate il telefono. Una sala di telefoni alzati è quello che si vedrà nelle fotografie.
Il tempismo conta più di tutto il resto. Gli invitati dovrebbero essere seduti e in silenzio prima che il primo parlante cominci, ed è compito di chi coordina la sala e non di chi parla. Un discorso iniziato sopra il rumore di quaranta conversazioni non si riprende più.
Un'ultima nota: il battito di posate sui bicchieri, da noi, non è un modo per chiedere silenzio. È la richiesta di un bacio agli sposi, ed è un segnale completamente diverso. Se lo fate durante un discorso otterrete un bacio e un oratore interrotto.
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4. Brindare senza alcol
La tradizione sta attaccata al bicchiere e non a quello che c'è dentro. In Italia si sente dire che brindare con l'acqua porti sfortuna: è folklore, senza niente dietro, e nessuno può obbligare qualcuno a bere alcol per rispettarlo.
Per gli invitati va bene qualunque bevanda. A un matrimonio nessuno sta controllando i bicchieri, e il gesto è identico.
Per chi organizza, un po' di attenzione toglie del tutto il problema:
- Fate versare l'alternativa analcolica nello stesso momento dello spumante, non andarla a cercare al bar dopo.
- Usate lo stesso tipo di calice. Chi ha un bicchiere diverso in mano è visibilmente segnalato.
- Contate più persone di quante ne immaginate. Chi guida, chi è incinta, chi prende farmaci, chi non beve per convinzione o semplicemente per scelta: un quinto della sala non è affatto raro.
Conta più di quanto sembri. Il brindisi è l'unico momento in cui a ogni invitato viene chiesto di fare la stessa cosa nello stesso istante, ed è il momento in cui chi non ha da bere se ne accorge di più.
La stessa logica vale per i discorsi costruiti sul bere come battuta ricorrente. In una sala che comprende persone che hanno smesso, arrivano in modo diverso, e a un matrimonio quelle persone ci sono sempre.
5. I casi scomodi
Quattro situazioni tornano abbastanza spesso da avere una risposta standard.
Vi chiamano senza preavviso. Alzatevi, state dentro il minuto, e usate la struttura più semplice che esista: come li conoscete, una cosa precisa su loro due insieme, e il brindisi. Non tentate una battuta che non avete mai provato.
È mancato qualcuno di importante. Un brindisi a chi oggi non c'è è la forma consueta, di solito collocato presto e tenuto entro una o due frasi. Verificate prima con gli sposi, perché c'è chi preferisce che se ne parli sottovoce e c'è chi preferisce che non se ne parli affatto.
Chi parla sfora pesantemente. È un problema che spetta agli sposi prevenire, non alla sala risolvere. Un limite comunicato in anticipo, e la musica avvisata di ripartire a una certa ora, fanno il lavoro senza mettere in imbarazzo nessuno.
Un discorso va male. Qualcuno dice una cosa che cade male. La risposta giusta da parte di tutti gli altri è lasciar passare, tenere su l'atmosfera e andare avanti. Reagire lo prolunga; la sala dimentica più in fretta di chi ha parlato.
Se organizzate voi, la cosa più utile in assoluto è dire a ogni oratore la durata, l'ordine e l'orario in cui tocca a lui, con largo anticipo. Quelle informazioni stanno di solito con il resto della scaletta sul sito del matrimonio, che è anche il posto dove un oratore nervoso andrà a cercarle alle undici e mezza della sera prima.
Tenete corto il discorso, fate del brindisi una sola frase con dei nomi dentro, controllate che i bicchieri siano pieni prima di cominciare, e ricordate che a se stessi non si brinda. Se organizzate voi, decidete presto ordine e durate e comunicatele, perché una sala perdona un discorso brutto molto più facilmente di uno lungo.
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