Nel lancio della giarrettiera uno degli sposi sfila la giarrettiera dalla gamba dell'altro davanti agli invitati e la tira agli uomini non sposati, subito dopo il lancio del bouquet. È un'usanza americana, in Italia si vede solo ogni tanto ed è in netto calo. Il momento equivalente da noi è un altro: il taglio della cravatta dello sposo.
È la tradizione che divide una sala più di ogni altra, e la spaccatura non è generazionale ma situazionale: dipende quasi interamente da chi sta guardando.
Qui trovate da dove viene, come viene messa in scena di solito, le ragioni precise per cui le coppie la tolgono e cosa mettono al suo posto. Il primo candidato è già in casa nostra: il taglio della cravatta, che occupa esattamente la stessa casella della serata e che, a differenza della giarrettiera, ha uno scopo dichiarato.
1. Da dove viene
Il racconto consueto la fa risalire a una credenza medievale inglese e francese secondo cui un pezzo dell'abito della sposa portava fortuna, e gli invitati cercavano di prenderselo. Alcune fonti descrivono ospiti che seguivano gli sposi fino alla camera e strappavano l'abito, con la giarrettiera lanciata fuori per accontentarli.
Qualche versione di questa storia si ripete ovunque, e ci sono riferimenti a risse per la giarrettiera nuziale e a un'usanza di lanciare la calza in resoconti della prima età moderna. Quanto direttamente il lancio moderno discenda da tutto questo è molto meno certo, quindi conviene descriverla come una derivazione probabile e non come un fatto documentato.
Quello che è certo è che la forma messa in scena è novecentesca e in gran parte americana, e che è stata plasmata dalle stesse forze del lancio del bouquet: una sala con la pista da ballo, un microfono e un fotografo in cerca di movimento.
La sua diffusione lo conferma. È comune negli Stati Uniti, occasionale in Canada, poco frequente in Gran Bretagna e Irlanda e in gran parte dell'Europa continentale. In Italia si vede a matrimoni giovani e molto influenzati dai film, quasi mai in un pranzo di nozze tradizionale, e il momento della serata che occupa era già preso da qualcos'altro.
Ogni obiezione al lancio della giarrettiera è in realtà la stessa obiezione: il pubblico. Lo stesso gesto in privato non disturba nessuno.
2. Come si svolge di solito
Se lo tenete, è la regia a decidere se sarà divertente o penoso. La sequenza standard:
- Subito dopo il lancio del bouquet, di solito senza pausa.
- La sposa si siede su una sedia al centro della pista.
- La giarrettiera viene sfilata, con le mani o, nella versione a cui pensano tutti, con i denti.
- Vengono chiamati gli uomini non sposati.
- Si lancia sopra la spalla.
- In alcune versioni chi l'ha presa la infila alla gamba di chi ha preso il bouquet.
È in quest'ultimo passaggio che si concentra quasi tutto l'imbarazzo, perché coinvolge due invitati che non si sono offerti volontari e che magari non si conoscono. Togliere solo quel passaggio elimina buona parte dell'obiezione.
Note pratiche se lo fate. Portate due giarrettiere, una per il lancio e una da tenere, intorno ai 15-40 euro l'una. Quella da lanciare si porta più in basso sulla gamba. E date istruzioni a chi mette la musica, perché la scelta del brano in quel momento è ciò che fa scivolare la scena dallo scherzo alla scenetta pesante.
3. Perché le coppie lo tolgono
Le ragioni sono precise e pratiche, non pudore.
- Il pubblico. Sfilare un indumento da sotto un abito davanti a nonni, colleghi e bambini è un atto diverso dal farlo in privato, e nessuna cornice lo cambia.
- Isola degli invitati. Sia la selezione degli uomini non sposati sia l'accoppiamento finale di due estranei sono imposizioni su persone venute a pranzo.
- Ci sono bambini. A quasi tutti i matrimoni italiani, ed è il momento che i genitori citano più spesso dopo.
- Si legge come possesso. Le radici storiche parlano della sposa come premio, e la messa in scena lo rende leggibile anche a chi della storia non sa niente.
- Ammazza la pista. Dieci minuti di attività organizzata in mezzo alla serata sono difficili da recuperare.
Contro tutto questo, con una lista giovane in cui si conoscono tutti e una sala in vena può essere davvero divertente e finisce in cinque minuti.
La prova utile è la stessa del lancio del bouquet: immaginate le persone precise che sarebbero in piedi in quella pista al vostro matrimonio, e le persone precise che starebbero a guardare. Se l'immagine vi fa storcere la bocca, avete deciso.
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4. Cosa fare invece
Quasi tutte le alternative tengono l'idea di un momento condiviso in pista e tolgono lo sfilamento. La prima della lista è quella che in Italia era già lì.
| Alternativa | Come funziona | Perché funziona |
|---|---|---|
| Il taglio della cravatta | Gli amici tagliano a pezzetti la cravatta dello sposo e li offrono agli invitati in cambio di un contributo, che va agli sposi | È la versione italiana dello stesso momento, e ha uno scopo dichiarato |
| Toglierla in privato | Tenete la giarrettiera e saltate del tutto la parte pubblica | La tradizione senza il pubblico |
| Il gioco delle scarpe | Gli sposi si siedono di spalle e rispondono alle domande alzando una scarpa | Divertente, partecipativo, nessun indumento coinvolto |
| Il ballo delle coppie | Le coppie escono dalla pista per anni di matrimonio finché ne resta una | Coinvolge tutti e non mette in mostra nessuno |
| Regalare l'oggetto | Consegnate la giarrettiera o il bouquet a una persona precisa | Tiene l'oggetto e toglie la mischia |
| Niente | Si continua a ballare | Nessuno si è mai accorto della sua assenza |
Sul taglio della cravatta vale la pena una precisazione, perché anche questa usanza va spiegata. È più diffusa al centro-sud, si fa di solito a fine pranzo o all'inizio del ballo, e il ricavato si consegna agli sposi come contributo al viaggio. Funziona quando è breve e quando i pezzetti vengono offerti e non imposti: un amico che gira fra i tavoli chiedendo insistentemente soldi trasforma un gioco in una colletta imbarazzante. Se lo fate, mettete d'accordo prima chi taglia, quanto dura e cosa si dice.
Il gioco delle scarpe, che è un'importazione recente, ha in molti matrimoni preso il posto che aveva la giarrettiera, e per una ragione: mette al centro gli sposi invece degli invitati, dura circa otto minuti e produce la reazione che la tradizione cercava.
5. Dirlo agli altri, e la scaletta
Non c'è bisogno di annunciare che lo saltate. Nessuno si accorge di una tradizione assente. Due persone però devono saperlo:
- Chi mette la musica, che altrimenti ce l'ha in scaletta e lo annuncia al microfono.
- Il fotografo, che organizza la serata intorno a un piccolo numero di momenti fissi.
Se invece lo tenete, date alle stesse due persone la versione che volete: in particolare se i denti sono coinvolti e se l'accoppiamento finale si fa. Senza istruzioni, chi ha il microfono farà la versione che fa sempre.
Pensate anche alla collocazione. Lancio della giarrettiera, lancio del bouquet, taglio della torta e primo ballo stanno tutti nella stessa ora affollata, e impilarli significa un'ora in cui nessuno balla. Distribuirli sulla serata, o tagliarne due su quattro, è quello che tiene viva una pista.
Un ultimo pensiero per chi subisce pressioni dalla famiglia o dai testimoni perché lo faccia. Non è una tradizione con del peso dietro: ha all'incirca l'età della musica registrata su cui si balla. Nessuno in sala ricorderà la sua assenza, e qualcuno tirerà un sospiro di sollievo. Chi insiste quasi sempre insiste per la versione che ha visto al matrimonio di qualcun altro, che non è un argomento sul vostro. Se preferite evitare del tutto la discussione, basta non metterlo nella scaletta che pubblicate sul sito del matrimonio e non se ne parlerà.
Decidete guardando la vostra sala e non la tradizione. Se lo tenete, usate una seconda giarrettiera, tagliate l'accoppiamento finale e date istruzioni sul tono a chi ha il microfono. Se lo togliete, ditelo a musica e fotografo e a nessun altro. E se vi serve un momento in quella casella, il taglio della cravatta è già nostro e ha almeno il pregio di servire a qualcosa. Il momento gemello della stessa serata è il lancio del bouquet.
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