È una filastrocca inglese di epoca vittoriana che elenca quattro oggetti portafortuna per la sposa: qualcosa di vecchio per la continuità con la famiglia, di nuovo per il futuro, di prestato da un matrimonio felice e di blu per la fedeltà. In Italia è arrivata dai film, non dalla tradizione: le nostre superstizioni da sposa sono altre.
La filastrocca è una delle poche usanze anglosassoni che ha attraversato l'oceano quasi intatta, e il motivo è pratico: non costa niente, non ha bisogno di pubblico e si può fare interamente in privato. Da noi la conoscono quasi tutte le spose, ma quasi nessuna nonna: è entrata con il cinema e le riviste negli ultimi decenni.
Vale comunque la pena raccontarla per bene, perché è graziosa e perché sapere che cos'è permette di prenderla o lasciarla senza sensi di colpa. Poi, nella seconda metà, ci sono le superstizioni della sposa che in Italia esistono sul serio e che qualcuno in famiglia vi nominerà: le perle, lo specchio, il velo, i giorni in cui non ci si sposa.
1. Da dove viene la filastrocca
La versione completa dice: qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di blu, e una monetina d'argento nella scarpa. È inglese, e di solito viene fatta risalire al Lancashire di fine Ottocento, dove compare a stampa nelle raccolte di detti locali intorno agli anni Settanta e Ottanta di quel secolo.
È quindi vittoriana e non medievale, cosa che sorprende molti. È arrivata più o meno insieme all'abito bianco come standard, e le due cose si sono diffuse nel mondo anglosassone lungo la stessa strada: manuali di galateo stampati, riviste e fotografia.
La monetina è la parte che è caduta, per una ragione pratica: il sixpence d'argento è uscito dalla circolazione britannica nel 1980 ed è diventato un oggetto da collezione. In Italia non è mai stata una consuetudine, e dove qualcuno oggi mette una moneta nella scarpa lo fa perché l'ha visto in un film, non perché l'ha visto fare in famiglia.
Fuori dalla Gran Bretagna la filastrocca ha viaggiato bene in Irlanda, Nord America, Australia e Nuova Zelanda, e pochissimo altrove. Nell'Europa continentale resta in gran parte sconosciuta alle generazioni più vecchie, il che vale la pena ricordarlo se la nominate a tavola e vi guardano perplessi.
Tre dei quattro oggetti parlano di altre persone. Probabilmente è quello, più della fortuna, ad aver fatto durare la filastrocca.
2. Cosa significa ogni oggetto
Le letture qui sotto sono quelle tradizionali. Sono folklore e non dottrina, e fonti diverse le formulano in modi diversi.
| Oggetto | Significato tradizionale | Cosa si usa in Italia |
|---|---|---|
| Qualcosa di vecchio | Continuità con la famiglia e con il passato | La spilla o gli orecchini di una nonna, un pizzo del suo abito cucito nell'orlo |
| Qualcosa di nuovo | Fiducia nel matrimonio che comincia | L'abito, le scarpe, gli orecchini comprati per quel giorno |
| Qualcosa di prestato | Felicità presa in prestito da un matrimonio riuscito | Un gioiello della madre, di una zia o di un'amica |
| Qualcosa di blu | Fedeltà e costanza | Un nastro nell'orlo, la giarrettiera, un fiore nel bouquet |
| Una monetina d'argento nella scarpa | Prosperità | Non è tradizione italiana: dove si fa, è un prestito recente |
L'oggetto prestato porta l'istruzione più precisa: dovrebbe arrivare da una donna il cui matrimonio funziona, secondo l'idea che un po' di quella fortuna passi. È anche l'oggetto che produce più spesso la storia migliore, perché chiederlo è già di per sé una conversazione.
Il blu viene spesso descritto come colore della fedeltà molto prima della filastrocca, con una discendenza plausibile dall'abbigliamento nuziale europeo più antico. Lo ripetono tutti, ma non è saldamente documentato: trattatelo come la spiegazione ricevuta, non come un fatto.
3. Cosa usano davvero le spose
I quattro oggetti dovrebbero essere piccoli e in gran parte nascosti. Niente di quello che segue deve vedersi in fotografia.
Vecchio. L'anello di una parente portato alla mano destra, un medaglione appuntato dentro l'abito, un pezzo di pizzo dell'abito della madre o della nonna cucito nell'orlo, una corona del rosario di famiglia, un orologio. Dove un genitore è mancato, è quasi sempre questo l'oggetto che lo porta dentro la giornata.
Nuovo. Il più facile dei quattro, perché ci pensa già l'abito. Se volete che significhi qualcosa, fate in modo che sia l'oggetto che continuerete a mettere, non quello che metterete una volta sola.
Prestato. Orecchini, un braccialetto, un velo, un pettine, una pochette. Il punto è il prestito e non l'oggetto, quindi chiedete qualcosa a cui chi ve lo presta tiene davvero, e restituitelo in fretta.
Blu. La categoria più fantasiosa. Un nastro cucito nell'orlo, un filo blu nelle iniziali ricamate, la suola delle scarpe, uno zaffiro, dei nontiscordardime nel bouquet, lo smalto, un'etichetta blu cucita da chi ha fatto l'abito.
Se in famiglia non c'è un archivio da cui pescare, la filastrocca non salta: vecchio non vuol dire antico, e un libro che avete da quando eravate bambine o un gioiello comprato al mercato di una città che conta per voi funzionano esattamente allo stesso modo. L'unica versione che non funziona è quella da lista della spesa, cioè quattro oggetti comprati nuovi in una settimana per spuntare le caselle: vecchio e prestato prendono il loro senso dal fatto che qualcun altro li ha avuti prima.
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4. Le superstizioni che in Italia esistono davvero
Queste, a differenza della filastrocca, ve le nominerà qualcuno in famiglia, e alcune sono vive quanto lo erano cinquant'anni fa. Sono folklore anche loro, ma sono il nostro.
- Le perle portano lacrime. La più diffusa in assoluto. Una sposa non porta perle, e chi le regala per il matrimonio viene guardato storto. È superstizione pura, ma è quella che raccoglie più consenso in una sala italiana.
- Non specchiarsi completamente vestite. La sposa non dovrebbe guardarsi allo specchio con l'abito finito: si aggiunge un ultimo dettaglio — un orecchino, un guanto, una scarpa — dopo l'ultimo sguardo.
- Uno strappo nel velo porta fortuna. In molte zone gli invitati strappano un pezzetto di velo o di tulle all'uscita, e si conserva. Se il velo vi interessa intatto, ditelo prima a chi vi sta accanto.
- Né di Venere né di Marte. Il proverbio dice che non ci si sposa e non si parte di venerdì e di martedì. Alla data si aggiunge spesso il maggio, sconsigliato da una tradizione che risale fino a Roma antica.
- Lo sposo non deve vedere l'abito. Non la sposa: l'abito. È la versione italiana della regola, ed è la più rispettata di tutte, anche da chi giura di non essere superstizioso.
Poi ce ne sono di locali, e cambiano di regione in regione: chi rompe un piatto, chi mette il grano, chi vuole che la sposa esca di casa con il piede destro. Se una vi viene proposta da una nonna, chiedete cosa vuol dire prima di decidere: quasi sempre la spiegazione è più interessante dell'usanza.
5. Chi se ne occupa, e quando
In pratica è un lavoro della mattina del matrimonio, ma la raccolta comincia settimane prima e ricade su chi è più vicino alla sposa.
- Sei-otto settimane prima: chiedete quello che deve essere prestato. Chiederlo il giorno stesso mette le persone in difficoltà ed esclude tutto ciò che non è già nella stanza.
- Due settimane prima: verificate che l'oggetto funzioni con l'insieme. Una spilla senza un punto sicuro dove appuntarsi è un problema che è meglio scoprire presto.
- La settimana prima: mettete tutto in una borsa sola, con le scarpe.
- La mattina: chi aiuta a vestirsi fa la spunta. È il momento tradizionale, di solito silenzioso e piuttosto breve.
- Dopo: restituite l'oggetto prestato entro una settimana, con due righe. È la parte che si dimentica più spesso.
Se contribuiscono più persone, tenete una lista: tre zie che portano ciascuna in silenzio una spilla prestata è un esito reale. Note logistiche come queste stanno bene insieme al resto del piano della giornata sul sito del matrimonio, dove chi vi aiuta a vestirvi può leggerle.
Un'ultima cosa detta chiaramente: non succede niente se manca un oggetto, e non succede niente se non ne portate nessuno. La filastrocca è folklore vittoriano inglese, non una lista con conseguenze, e una sposa che arriva con tre su quattro non ha in cambio un matrimonio peggiore.
Prendete i quattro oggetti come spunti e non come obblighi: qualcosa dal vostro passato, qualcosa per quello che viene, qualcosa prestato da una persona che stimate e un pezzetto di blu che non vedrà nessun altro. Chiedete presto l'oggetto in prestito e restituitelo con un biglietto. E se preferite le superstizioni di casa vostra a una filastrocca inglese, sono altrettanto buone e molto più divertenti da raccontare a tavola.
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