Le pubblicazioni di matrimonio si chiedono all'ufficio di stato civile del Comune in cui risiedete, non in quello in cui vi sposate. Presentate la richiesta di persona, entrambi; l'ufficio verifica i dati ed espone l'avviso all'albo pretorio online, e quando il periodo si chiude potete celebrare — entro centottanta giorni, dopo i quali si ricomincia da capo.
Le pubblicazioni sono il passaggio legale che apre la porta alla cerimonia. È una pratica corta, ma sta fra due termini che spingono in direzioni opposte: un'attesa che vi impedisce di sposarvi subito, e una scadenza che vi impedisce di muovervi con troppo anticipo. Li fissa il codice civile, e nessuno dei due si piega davanti a una location già pagata.
Qui sotto trovate dove si presenta la richiesta, come si sommano i tempi, che cosa succede allo sportello e che cosa resta da fare dopo la cerimonia. I documenti da portare sono elencati nei documenti per il matrimonio civile, e le spese nei costi del matrimonio civile.
1. Dove si presenta la richiesta, e che cosa lo decide
La richiesta si presenta all'ufficio di stato civile del Comune in cui avete la residenza anagrafica. Se risiedete in due Comuni diversi, si fa in entrambi: uno istruisce la pratica, l'altro affigge la propria pubblicazione, e finché non si sono chiuse tutte e due non si celebra. È il punto in cui una coppia che convive da anni ma non ha mai spostato una residenza scopre di avere due uffici invece di uno, e due orari di apertura invece di uno.
La residenza decide dove si chiede, non dove ci si sposa. Il luogo della celebrazione è libero: potete sposarvi in qualsiasi Comune italiano, e il vostro rilascia la delega perché quel Comune celebri. La delega è una formalità, ma è una formalità con un tempo tecnico: chiedetela quando presentate la richiesta, non nei giorni prima.
Due situazioni cambiano il calendario, non la procedura. Se uno dei due risiede all'estero ed è iscritto all'AIRE, entra in gioco il consolato competente, con appuntamenti e tempi propri che non coincidono con quelli del Comune. Se uno dei due è cittadino straniero, la pratica resta al Comune ma serve il nulla osta del suo Paese, ed è quello a dettare il ritmo di tutto il resto. Questi due casi sono l'unica ragione seria per partire mesi prima invece che settimane.
Una differenza rispetto ai sistemi anglosassoni vale la pena nominarla, perché genera aspettative sbagliate. Qui la vostra intenzione viene resa pubblica: l'avviso resta esposto all'albo pretorio online del Comune con i vostri dati, e chiunque può consultarlo. Non è un controllo sulla vostra relazione, è il modo in cui l'ordinamento dà a chi avrebbe titolo per opporsi la possibilità concreta di farlo. Nella pratica non si oppone quasi mai nessuno, e l'unico effetto che noterete è il vostro nome su una pagina del sito comunale.
La pubblicazione non è un lasciapassare da tenere in tasca. È un procedimento che si apre, si chiude e scade.
2. Attesa, scadenza e un calendario che funziona
Due termini inquadrano tutto l'esercizio. Il primo è il tempo in cui la pubblicazione resta esposta, seguito da un breve intervallo prima del quale il matrimonio non si può celebrare: sono termini di legge, uguali in tutta Italia, e nella pratica fra la richiesta e la prima data utile passano un paio di settimane. Il secondo è la validità: centottanta giorni, oltre i quali la pubblicazione si considera come non fatta e il procedimento si rifà da zero.
Insieme aprono una finestra. Muovetevi prima e la pubblicazione scade; muovetevi dentro la finestra ma troppo a ridosso e vi trovate l'attesa fra i piedi. Trattate la tabella qui sotto come la forma del calendario e non come il calendario stesso: le due date che contano, quella di apertura e quella di chiusura, ve le dà il vostro ufficio di stato civile nel momento in cui presentate la richiesta.
| Con quanto anticipo | Che cosa succede |
|---|---|
| Da 12 a 6 mesi | Fissate data, Comune di celebrazione e tipo di rito. All'ufficio ancora niente: la pubblicazione scadrebbe prima |
| 3 mesi | Leggete la pagina del vostro Comune: appuntamento o accesso libero, marche da bollo, orari, documenti, richiesta online |
| Da 3 a 2 mesi prima | Presentate la richiesta di persona, entrambi. È il momento giusto per una finestra di centottanta giorni |
| Periodo di affissione e attesa | La pubblicazione esiste ma non potete ancora celebrare. Contate questi giorni dentro il calendario, non fuori |
| Giorno della cerimonia | Si celebra il rito; firmate voi, i due testimoni e chi celebra |
| Subito dopo | L'atto viene iscritto nei registri dello stato civile del Comune che ha celebrato |
Il consiglio pratico sta in mezzo agli estremi: presentate la richiesta due o tre mesi prima del matrimonio. È abbastanza presto per risolvere senza panico un problema di documenti e abbastanza tardi perché la pubblicazione non scada sotto i vostri piedi. Una volta fissati data e luogo potete dirlo agli invitati, e molte coppie tengono orario, indirizzo e indicazioni di viaggio in un posto solo, su un sito web per il matrimonio, invece di ripeterli nei messaggi per mesi.
3. Che cosa succede allo sportello
Ci andate entrambi, salvo che uno dei due dia procura speciale, cosa che alcuni Comuni accettano e altri no. Certi uffici ricevono a sportello libero, altri solo su appuntamento, e un numero crescente permette di compilare la richiesta online e poi di presentarsi insieme a firmare. La visita in sé dura molto meno di un'ora, una volta arrivati al banco.
L'ufficiale di stato civile verifica i documenti d'identità, raccoglie i vostri dati e vi fa dichiarare i presupposti: che siete liberi di sposarvi, che non ci sono impedimenti, che rapporto di parentela avete o non avete. Vi chiederà anche i dati dei genitori, cosa che conviene sapere prima se un genitore è nato all'estero o compare negli atti con un cognome diverso. Poi firmate. La dichiarazione è resa sotto la vostra responsabilità, quindi l'accuratezza conta più della velocità: controllate la grafia di ogni nome prima di firmare, perché correggere un atto dopo è un procedimento e non una telefonata.
Portate quello che il Comune chiede, nella forma in cui lo chiede. Un documento d'identità in corso di validità è universale. Le marche da bollo servono quasi sempre, quante dipende dal fatto che risiediate nello stesso Comune o in due diversi, e molti uffici non le vendono. I documenti in un'altra lingua hanno bisogno di traduzione e di legalizzazione o apostille: verificatelo leggendo la pagina, non il giorno stesso davanti allo sportello.
Quello che non succede è istruttivo quanto quello che succede. Non c'è nessun colloquio sulla sincerità della vostra relazione e nessun ufficio valuta la vostra storia. Il permesso di soggiorno non è una condizione per sposarsi, e per il coniuge straniero il documento che conta è il nulla osta rilasciato dal suo Paese. Quello che il matrimonio mette in moto dopo, dal soggiorno alla cittadinanza, è un'altra questione, trattata in sposare una persona di cittadinanza straniera.
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4. Dopo la cerimonia: l'atto, i testimoni e i certificati
Uscite dallo sportello senza niente in mano, e non è un disguido. Non esiste un documento da custodire: la pubblicazione è un procedimento del Comune, non un permesso di carta che vi portate in giro. Quello che vi trasforma in coniugi è la celebrazione, e quello che trasforma la celebrazione in un atto è la firma nel registro.
Alla fine del rito si firma: voi due, i due testimoni e chi ha celebrato. Il numero non è a discrezione di nessuno e non cambia da Comune a Comune: ne servono due, maggiorenni, e devono essere in grado di capire a che cosa stanno assistendo. Non è richiesto che siano parenti, né cittadini italiani, né residenti lì. Che cosa devono saper fare e chi può farlo è spiegato in quanti testimoni servono per sposarsi.
L'ufficiale di stato civile redige l'atto e lo iscrive nei registri. Se vi siete sposati fuori dal Comune di residenza, l'atto viene poi trasmesso al vostro Comune, che lo trascrive: da quel momento risulta a chiunque lo consulti e da lì partono gli aggiornamenti dell'anagrafe. Se il rito è stato religioso con effetti civili, il passaggio equivalente lo compie il ministro di culto, che trasmette l'atto al Comune entro pochi giorni dalla celebrazione.
La conseguenza sorprende quasi tutti al primo matrimonio: dalla cerimonia non uscite con un certificato in mano. Il certificato, o meglio l'estratto per riassunto dai registri, lo chiedete al Comune dopo, quando l'atto è stato iscritto, ed è quello che vi serve per la banca, il datore di lavoro, le assicurazioni e ogni pratica che chieda la prova del matrimonio. Quante copie servono e dove si chiedono è in come ottenere il certificato di matrimonio.
5. Le varianti che il Comune vi può offrire
Poiché l'organizzazione del rito civile è comunale, in Italia la stessa pratica esiste in più versioni, e una potrebbe starvi meglio di quella predefinita. Nessuna di queste è una scorciatoia: sono tutte il matrimonio vero, con forme diverse.
La prima è la sede distaccata. Molti Comuni hanno istituito, oltre alla sala consiliare, uno o più luoghi in cui si celebra il rito civile: una villa storica, un chiostro, un parco, in qualche caso una spiaggia. Per quel giorno sono a tutti gli effetti casa comunale, quindi il matrimonio è pienamente valido. Cambiano di solito tre cose: la tariffa, la disponibilità e l'anticipo con cui si prenota, che nelle sedi più richieste supera l'anno. Per chi vuole una giornata piccola in un posto bello è la via più corta che esista, ed è il motivo per cui ricorre così spesso nella nostra guida a sposarsi in due.
La seconda riguarda chi celebra. Il sindaco può delegare un assessore, un consigliere comunale o anche un cittadino che abbia i requisiti per essere eletto consigliere: significa che in molti Comuni un amico o un parente può celebrare davvero il vostro matrimonio, fascia compresa. Non è una cerimonia simbolica, è il rito. Va chiesto per tempo, la delega è un atto formale, e non tutti i Comuni la concedono con la stessa facilità.
La terza riguarda gli orari e i casi particolari. Sabato, domenica e giorni festivi molti Comuni celebrano, quasi sempre con una tariffa diversa e in una finestra oraria ristretta. E quando uno dei due non può muoversi per malattia grave, il matrimonio si celebra dove si trova, con una procedura d'urgenza che l'ufficio conosce bene: se vi serve, chiedetela per nome invece di rinunciare alla data.
Resta la variante più diffusa di tutte, cioè la coppia che fa il rito civile in un giorno e la cerimonia con celebrante in un altro. È perfettamente normale e non c'è niente da dichiarare a nessuno: per lo Stato la seconda semplicemente non esiste, e nessuno vi chiederà mai conto dell'ordine in cui le avete messe. Chi conduce quella seconda parte e che cosa chiedergli è spiegato in come scegliere il celebrante.
Ridotta all'osso, la procedura ha un ordine solo: scegliete data e Comune di celebrazione, leggete la pagina del vostro ufficio di stato civile, presentate la richiesta di persona due o tre mesi prima, lasciate scorrere l'affissione e l'attesa, sposatevi, firmate. Poi chiedete gli estratti quando l'atto è iscritto. Niente in questa catena si può riordinare, e l'unico punto con margine vero è l'inizio.
Il passo sensato adesso è aprire la pagina dell'ufficio di stato civile del Comune in cui risiedete e annotare quattro cose: se si va su appuntamento, quante marche da bollo servono, la data in cui la pubblicazione si chiuderebbe se la chiedeste domani, e la data oltre la quale scadrebbe. Quelle quattro decidono tutto il vostro calendario.
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