Sito matrimonio con dominio personalizzato: subdominio o dominio?

Sito matrimonio con dominio personalizzato: subdominio o dominio?

8 min di lettura

Un indirizzo web di matrimonio viene letto ad alta voce, scritto a mano su un tovagliolo e stampato su un cartoncino. Sono tre prove che nessuna schermata di configurazione fa passare a un sottodominio lungo. La scelta fra sottodominio e dominio proprio è quindi meno tecnica di quanto sembri: riguarda soprattutto la bocca e la carta.

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La domanda arriva quasi sempre tardi, quando le partecipazioni sono già dal tipografo, e a quel punto una delle due strade è chiusa. Conviene deciderlo prima, perché la differenza non si vede sullo schermo — dove entrambe le soluzioni funzionano allo stesso modo — ma in tutte le situazioni in cui l'indirizzo esce dallo schermo e passa attraverso una persona.

Qui trovate che cosa cambia davvero, come si sceglie un nome che sopravvive a due anni di uso, chi risulta intestatario di un dominio italiano e quali dati finiscono nel registro, e che cosa fare del dominio quando il matrimonio è passato.

Con Getting Married potete cominciare da un sottodominio e collegare più tardi un dominio vostro senza rifare la pagina: l'indirizzo cambia, i contenuti e le risposte restano dove sono.

1. Che cosa cambia davvero fra le due strade

Sullo schermo non cambia niente: le due soluzioni aprono la stessa pagina, con la stessa velocità e con lo stesso lucchetto accanto all'indirizzo. La differenza compare in quattro momenti, e sono tutti momenti fuori dallo schermo.

Il primo è il telefono. Un dominio corto si detta in cinque secondi; un sottodominio con il nome del fornitore, un trattino e due parole in più richiede una ripetizione e una correzione, e a quel punto la persona all'altro capo scrive comunque qualcosa di sbagliato. Il secondo è la carta: sul cartoncino l'indirizzo deve stare su una riga sola e alla stessa dimensione del resto del testo. Il terzo è la memoria: un invitato che apre la pagina a settembre e la cerca di nuovo a maggio ricorda un nome, non una stringa. Il quarto è la durata: un dominio vostro potete portarlo da un fornitore all'altro, un sottodominio no, perché appartiene a chi ve lo presta.

Detto questo, il sottodominio non è una scelta di serie B ed è la risposta giusta in almeno due casi. Se la pagina resterà privata e l'indirizzo lo distribuirete solo con un codice da inquadrare, nessuno lo digiterà mai: tanto vale non pagare per un nome che nessuno leggerà. E se mancano poche settimane, un sottodominio è attivo subito e non ha configurazioni da attendere.

Il criterio pratico, quindi, non è «quale dei due è meglio», ma «quante volte questo indirizzo verrà pronunciato o scritto a mano». Se la risposta è «spesso», il dominio proprio si ripaga con il primo giro di telefonate risparmiate.

Un indirizzo web si giudica dettandolo al telefono a qualcuno che non lo ha mai sentito.

2. Scegliere un nome che regga due anni

Un dominio di matrimonio ha una vita più lunga del matrimonio: comincia con l'annuncio della data e finisce, se va bene, quando l'ultimo ringraziamento è arrivato. In mezzo ci stanno quasi due anni, ed è il periodo che il nome deve attraversare senza diventare goffo.

Le regole che funzionano sono quattro e nessuna è di gusto. Corto, perché deve stare su una riga. Senza trattini se possibile, perché al telefono un trattino richiede una spiegazione. Senza accenti e senza lettere doppie di quelle che si sbagliano scrivendo. E senza la data, se pensate di usarlo anche dopo: un indirizzo con l'anno dentro invecchia il giorno dopo la festa. Lo schema che regge quasi sempre è il più semplice, i due nomi propri uniti, eventualmente con la parola «sposi» se la combinazione è già presa.

Sul quando, il momento naturale è prima dell'annuncio della data e non prima dell'invito: è quel primo messaggio a mettere in circolazione l'indirizzo, e cambiarlo dopo significa che due gruppi di invitati conoscono due indirizzi diversi. Che cosa mettere in quella pagina quando ancora non è deciso quasi niente è il tema del save the date.

Resta il costo, che è la parte meno interessante e va comunque messa nel conto giusto: un dominio non si paga una volta, si paga ogni anno, e il rinnovo continua ad arrivare molto dopo che avrete smesso di pensare al matrimonio. Va quindi sommato al resto della spesa ricorrente, insieme all'eventuale canone della pagina — il calcolo per esteso è in sito matrimonio senza abbonamento.

3. Dove finisce l'indirizzo nella vita reale

Un indirizzo web di matrimonio viene consegnato in quattro modi, e ciascuno ha esigenze diverse. Sul cartoncino dell'invito deve essere leggibile senza occhiali. In un messaggio deve trasformarsi in un collegamento che si tocca. Detto a voce deve reggere una sola ripetizione. E stampato su un cartello all'ingresso della sala deve leggersi da tre metri.

Solo la prima e la terza situazione richiedono un nome bello. Nelle altre due l'indirizzo non viene letto da nessuno: viene toccato oppure inquadrato. È qui che vale la pena affiancare al nome un codice da inquadrare, perché toglie di mezzo la digitazione proprio nelle situazioni in cui la digitazione fallisce — e questo cambia la scelta del dominio più di ogni considerazione estetica. Come si prepara un codice che funzioni davvero sulla carta stampata, e dove va messo sull'invito, è nell'invito digitale con QR code.

Due accorgimenti tecnici che si pagano cari se mancano. Il primo: fate in modo che l'indirizzo funzioni sia con «www» sia senza, perché metà delle persone scriverà l'uno e metà l'altro. Il secondo: verificate che si apra con il lucchetto, cioè con il certificato attivo. Un avviso di sicurezza su una pagina di matrimonio non è pericoloso, ma ferma sul posto gli invitati più prudenti, che sono spesso proprio quelli che avreste voluto raggiungere.

E provate una volta la cosa più banale di tutte: scrivete l'indirizzo su un foglietto, datelo a qualcuno che non c'entra e chiedetegli di aprirlo dal suo telefono. Se ci riesce senza chiedere niente, il nome va bene.

4. Chi risulta intestatario, e che cosa finisce nel registro

Un dominio non si compra: si assegna a una persona, e quella persona lascia i propri dati in un registro. Per il .it il registro è tenuto dall'Istituto di Informatica e Telematica del CNR, a Pisa, e per registrare un dominio italiano bisogna appartenere a uno dei paesi ammessi — l'Unione europea, lo Spazio economico europeo e alcuni stati vicini, con l'elenco aggiornato pubblicato dal registro stesso.

La cosa che quasi nessuno controlla è chi viene scritto come intestatario. Se il dominio lo registra per voi un'agenzia, un cugino informatico o il fornitore della pagina, e nel registro compare il loro nome invece del vostro, quel dominio non è vostro: è loro. Il giorno in cui vorrete spostarlo altrove servirà la loro collaborazione, e per un matrimonio la collaborazione arriva sempre nel mese sbagliato. Chiedete di essere voi l'intestatario e verificatelo dopo la registrazione, non prima.

Sui dati che finiscono nel registro, il .it si comporta meglio di quanto molti temano: per le persone fisiche i dati anagrafici non compaiono nella consultazione pubblica, mentre per le imprese e gli enti sì. Il registro li conserva comunque, e il vostro fornitore ve li deve poter mostrare. Vale la pena usare per la registrazione un indirizzo di posta che continuerete a leggere per anni: gli avvisi di scadenza arrivano lì, e un indirizzo creato apposta per il matrimonio e poi abbandonato è il modo più comune per perdere un dominio senza accorgersene.

Un'ultima cosa, e chiude il cerchio con il resto della pagina: il dominio è pubblico per costruzione: chiunque può vedere che esiste, e questo è normale. Quello che non deve essere pubblico è ciò che sta dietro — indirizzi, orari, risposte, fotografie. Le due cose sono indipendenti, e il modo di separarle è trattato in password o codice invito.

5. Il dominio dopo il matrimonio

La domanda arriva a settembre dell'anno dopo, sotto forma di e-mail di rinnovo, quando nessuno dei due ha più voglia di pensarci. Le strade sono tre e vanno scelte, non subite: tenerlo, lasciarlo scadere, oppure farlo puntare altrove. Quattro cose vanno sapute prima di decidere.

  • Un dominio scaduto non torna libero il giorno dopo: attraversa una fase in cui potete ancora recuperarlo voi, e solo alla fine di quel percorso torna disponibile per chiunque.
  • Chi lo prende dopo di voi eredita tutti gli indirizzi stampati sulle vostre partecipazioni, e quelle partecipazioni sono nei cassetti di centoventi persone.
  • Per spostare il dominio a un altro fornitore serve un codice di autorizzazione che il fornitore attuale deve consegnarvi: chiedetelo finché il rapporto è sereno.
  • Se lasciate spegnere la pagina ma tenete il dominio, fatelo puntare almeno a una riga di testo: «ci siamo sposati il tal giorno, grazie a tutti» costa niente e chiude la cosa con garbo.

Fra le tre, quella che vale la pena considerare più spesso è la seconda: tenere il dominio e spegnere il sito. Il rinnovo di un dominio è la voce più economica dell'intero matrimonio, e vi lascia la possibilità di riaprire una pagina per un anniversario senza dover ricominciare da un indirizzo nuovo.

Se invece decidete di chiudere del tutto, fatelo in ordine: scaricate prima tutto quello che volete conservare, poi disattivate il rinnovo automatico, poi cancellate i dati degli invitati. In quest'ordine e non nell'altro, perché una volta spenta la pagina non sempre si riesce a rientrare per esportare.

La scelta fra sottodominio e dominio proprio si decide contando quante volte quell'indirizzo verrà pronunciato o scritto a mano. Se resterà sempre dietro un codice da inquadrare, il sottodominio va benissimo; se finirà su un cartoncino e in venti telefonate, il nome corto si ripaga da solo.

Qualunque strada prendiate, tre cose vanno verificate una volta e poi dimenticate: che l'intestatario siate voi, che l'indirizzo di posta collegato sia uno che leggerete ancora fra due anni, e che la pagina si apra con e senza «www». Il resto del dominio non chiederà più niente a nessuno.

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